Posts Tagged ‘baroni’

I baroni barano

2 dicembre 2008

Ormai nessuno può avere ancora dubbi: i baroni barano.

Si fingono proletari e antifascisti con gli studenti a Roma

Mandano i poliziotti per bastonarli dopo aver fatto i rivoluzionari a Pisa.

Minimizzano le loro malefatte a Torino.

(nella foto gli studenti occupano il rettorato all’università di Roma “La Sapienza” lo scorso venerdì 28 novembre, foto da repubblica.it)

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Rompere il legame servile negli atenei

2 gennaio 2008

Dal Manifesto del 30 dicembre 2007:

oltre la precarietà

Quell’indispensabile autonomia per rompere il legame servile negli atenei

Benedetto Vecchi

La lettera aperta di Giulio Palermo ai ricercatori precari dell’università italiana non poteva che suscitare polemiche (il manifesto, 12 dicembre). In molti hanno respinto al mittente le accuse verso la presunta complicità di borsisti, dottorandi, assegnisti nei confronti del potere baronale. Da Jusef Hassoun a Marco Di Branco, da Gennaro Carotenuto a Iacopo Zetti, da Carlotta De Filippo a David Lognoli, tutti hanno contestato punto su punto le argomentazioni di Giulio Palermo. Il quale sosteneva una tesi volutamente provocatoria. Da un lato, contestava il fatto che la «qualifica» di ricercatore precario è sbagliata, visto che si è ricercatori solo dopo aver svolto un concorso. Dall’altro sottolineava come molti degli uomini e delle donne che svolgono attività di ricerca nelle università sono complici del regime di cooptazione vigente negli atenei italiani.

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Secondo la finanziaria i precari della ricerca sono portaborse

15 dicembre 2007

Non è solo, Giulio Palermo, a sostenere che i ricercatori precari non sono altro che lacchè al servizio del potere. Lo sostiene infatti anche la finanziaria, riapprovata oggi alla Camera dei deputati. Ecco infatti il testo (attuale) della legge (che deve ancora ripassare al Senato):

E` comunque escluso dalle procedure di stabilizzazione di cui alla presente lettera il personale di diretta collaborazione degli organi politici presso le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 nonche´ il personale a contratto che svolge compiti di insegnamento e di ricerca nelle universita` e negli enti di ricerca.

Secondo il parlamento quindi a non meritare la “stabilizzazione” sono i “portaborse” dei politici e i “portaborse” dei professori universitari e dei dirigenti degli enti di ricerca.

La stabilizzazione per i co.co.co. della Pubblica amministrazione si limita (grazie all’intervento di Dini e dei suoi amici) a un vago piano triennale e a qualche punto nei concorsi, ma la Conferenza dei rettori aveva avvertito con una lettera il parlamento: neanche questo va bene: co.co.co. e assegnisti universitari non dovevano essere stabilizzati mai. E il centrosinistra, con l’appoggio esterno della sinistra antibaronale, ha risposto. Nemmeno il Manifesto ha “fatto in tempo” a pubblicare una lettera di risposta di un gruppo di ricercatori precari della Sapienza di Roma, prima dell’approvazione della Finanziaria.

Da destra e da sinistra

12 dicembre 2007

Non bastano i pensatori di destra e di sinistra “meritocratici” alla Giavazzi e del Messaggero, non basta la CRUI. Ora gli attacchi ai ricercatori precari arrivano pure dalla sinistra-sinistra. Con un articolo sul Manifesto Giulio Palermo, ricercatore confermato a Brescia e attivo “contro il pensiero unico”, si scaglia violentemente contro i “ricercatori precari”, colpevoli innanzitutto di non essere (secondo lui) né ricercatori né precari e – in seconda istanza – di essere solo aspiranti baroni, perché non contesterebbero, secondo lui, il sistema baronale di cui sono solo sudditi servili.

E’ vero che molti ricercatori precari (dottorandi, assegnisti, co.co.co., tempi determinati, borsisti, cultori della materia, docenti a contratto, ecc.) non sanno di esserlo. E’ vero che ci sono voluti molti anni per far passare nella testa delle persone (e ancora non è passata del tutto) l’idea  per cui si è tutti sulla stessa barca in quanto precari. E soprattutto è vero che tutti i movimenti importanti degli ultimi anni sono passati attraverso l’identificazione con la condizione di precarietà, vedendo tra i protagonisti i ricercatori precari e questo ovviamente provoca parecchia invidia in chi precario non si sente o non è, e vorrebbe fare il rivoluzionario: molti precari “temono” di vincere un giorno un concorso e dovere così smettere di lottare. Comprendiamo quindi tutto, ma nonostante ciò questo articolo di pensiero doppio (in cui un ricercatore confermato si schiera con i baroni contro i precari, in quanto i precari non si schierano contro i baroni) davvero il “manifesto” poteva risparmiarcelo.