Archive for the ‘Uncategorized’ Category

ISFOL: i tecnici che smantellano i tecnici

27 settembre 2012

ISFOL: i tecnici che smantellano i tecnici

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Fatta la scoperta, pronto il taglio

19 luglio 2012

Fatta la scoperta, pronto il taglio

Luca Tornatore: libero!

23 dicembre 2009

uniriotLuca Tornatore, ricercatore in astrofica all’università di Trieste, è stato arrestato nella serata di lunedì 14 dicembre in seguito alla maxi-operazione repressiva svolta dalla Polizia danese nel quartiere di Christiania a Copenhagen.

Si trova tuttora in stato di arresto. In questi giorni  si sono moltiplicati gli appelli in rete e in alcune città sono state compiute azioni di solidarietà che vogliamo segnalare:

Genova: azione di solidarietà al consolato danese

Trieste: manifestazione

Appello su petizionionline

Appello in inglese

Margherita Hack: “sconcertante”

info: | Micromega | globalproject | ateneiinnrivolta | bora.la | galileo |

A Celli

10 dicembre 2009

Alla lettera aperta di Pier Luigi Celli che invitava il figlio a scappare dall’Italia, sono seguite varie risposte. Ve ne segnaliamo tre:

– quella di un blogger

– quella di un blogger precario

– quella di un blogger precario della ricerca

La donna bionica

24 novembre 2009

Il Partito Democratico ha nominato una nuova responsabile dell’area “Saperi università e ricerca”. È il direttore della Scuola Superiore “S. Anna” di Pisa Maria Chiara Carrozza. Secondo il suo CV, è specialista di “ripristino delle capacità senso-motorie”. Fosse la persona giusta al posto giusto, al PD.

Update No, non lo è.

E di notte con i fari illuminare

15 novembre 2009

I precari si vedono anche al buio, all’Università di Catania.

Bozza su bozza

21 maggio 2009

Si moltiplicano le indiscrezioni sul prossimo disegno di legge sull’università che Maria Stella Gelmini vorrebbe far varare al Governo. Oggi “La Stampa” rivela informazioni su un’ulteriore versione, in cui ricompare un vecchio pallino dei ministri (tutti) dell’Università e della Ricerca: l’abolizione del valore legale della laurea. Mentre oggi la laurea è un requisito legale richiesto per l’accesso ad alcune professioni e per l’ammissione a molti concorsi, domani la laurea di per sé non varrebbe nulla. Diventerebbe dunque un titolo da valutare come gli altri, secondo la sede, il punteggio, la facoltà. La norma servirebbe a mettere in concorrenza gli atenei, che oggi da Aosta a Catania assegnano un pezzo di carta di pari valore. È dunque un altro passo nella direzione competitiva tra università-aziende, inaugurata con l’autonomia degli atenei del ’90. Ognuno giudichi se è un percorso che sta dando frutti o meno.

In ogni caso, la confusione è grande, visto che chi è informato sui fatti (ministro e rettori) si barrica nel ministero blindato e nella zona rossa dei summit internazionali. Per dire: mentre il ministro abolisce il valore della laurea, l’Associazione Dottorandi lancia invece una campagna perché venga dato valore al dottorato. Una tempistica certo sbagliata, ma una prova ulteriore dell’incapacità del ministro di confrontarsi con il mondo che dovrebbe governare.

(more…)

Professori gratis

15 maggio 2009

Non prendetevela con noi, se il titolo del post è trito e ritrito, trattandosi di docenze a contratto. In realtà, il titolo lo ha scelto “La Stampa” e la sua ripetizione è una buona notizia: significa che molti giornali si stanno accorgendo dello scandalo su cui franerà l’intera formazione universitaria, quello dei docenti a contratto, e per i titoli hanno poca fantasia. Se se sono accorti tardi? Certo. Ma come si dice: meglio tardi eccetera. L’articolo di Flavia Amabile, comunque, leggetelo qui.

Chi vuol far l’americano?

14 maggio 2009

Quando si parla di università e precarietà, sia i baroni che i precari si richiamano spesso all’esempio americano, per opposte ragioni (ci sono molti precari, ma li pagano meglio). Citare gli USA fa sempre figo. Eppure, a leggere un rapporto di una Commissione del Senato Accademico della New York University – sembra un volantino – i precari USA non stanno molto meglio.

Essi sono praticamente indispensabili per la New York University nella sua situazione attuale. Cosa si può fare per migliorare la situazione di questi membri della comunità accademica? Vi sono molte questioni aperte. Alcune oltrepassano il raggio d’azione di questa commissione, come la rappresentanza nel Senato Accademico. Ma possiamo sicuramente raccomandare una maggiore trasparenza (…)
Una cosa è chiara: si tratta di un problema di primaria importanza per la New York University! Occorrono passi per migliorare la situazione di questi membri della comunità universitaria, o avremo seri problemi nel tempo – e forse prima di quanto crediamo! Per esempio, questi ricercatori e docenti, che si sentono decisamente cittadini di serie B, sono assai sensibili al richiamo della sindacalizzazione: chi può biasimarli?

L’intero rapporto è qui.

L’Irlanda, o come reagire alla crisi

27 febbraio 2009

Fino ad anni recenti, l’Irlanda era associata alla carestia delle patate. Era, cioè, considerata un paese arretrato, in cui anche una malattia del più povero tra i tuberi poteva generare fame ed emigrazione. Negli ultimi due decenni, invece, l’Irlanda ha puntato tutto sulla conoscenza e sull’innovazione, guadagnandosi il soprannome di “Celtic tiger”. Grazie ad investimenti in ricerca e nell’educazione superiore, basso costo del lavoro e tasse favorevoli alle multinazionali dell’high tech, molte imprese (Microsoft, HP, Siemens) hanno posto in Irlanda i loro centri di ricerca europei, sviluppando progetti di ricerca in grado di attirare cervelli, invece di farli scappare. Ma ora è arrivata la crisi economica: l”Irlanda sembra essere il Paese messo peggio di tutti in Europa. E il governo che fa?

Investe in ricerca, come racconta un editoriale sull’ultimo numero della rivista Nature. Nonostante un debito che pone il paese in una situazione argentina, il governo ha confermato che gli investimenti in ricerca pubblica continueranno ad aumentare ai ritmi degli ultimi anni, grazie a cui hanno raggiunto l’1.4% del PIL (in Italia siamo intorno all’1). In Irlanda ci sono 5,7 ricercatori ogni 1000 lavoratori, più che nella media europea (5,6) e quasi quanto in Svizzera (5,8). Evidentemente, per uscire dalla crisi l’Irlanda sta puntando forte su un’economia avanzata, che costa molto in istruzione ma rende ancor di più, e non sull’abbassamento del costo del lavoro e sul protezionismo.

Mantenere tasse basse per l’impresa e forti investimenti in ricerca non è tuttavia facile. Chi rischia di andarci di mezzo è l’università pubblica. Il finanziamento per gli atenei irlandesi scenderà del 7% nel 2009, e molti atenei dovranno compensare il calo con le tasse di iscrizione. Potrebbe comunque essere un male minore: l’università, infatti, in Irlanda è totalmente gratuita, visto che proprio per rilanciare l’economia dieci anni fa il governo aveva eliminato del tutto le tasse di iscrizione.