Salviamo i precari della ricerca

di Angelo d’Orsi

Caro Ministro Profumo, le scrivo dando sfogo alla rabbia, ma sperando di trasformarla in proposta, nella speranza (o è illusione?) che lei, che nell’Università è vissuto finora, possa capire infinitamente di più di questo nostro mondo, di quanto la sua ultima predecessora abbia potuto comprendere.

Le scrivo non pro domo mea, ma per la “casa comune”, l’istruzione universitaria, quella pratica istituzionale che ha il compito di formare cittadini a titolo pieno, ma anche di selezionare i membri delle future classi dirigenti. Le scrivo per perorare la causa di alcune migliaia di “precari della ricerca” – giovani o ex giovani – che negli atenei e negli istituti di ricerca superiore vivono e lavorano, non pagati, o sottopagati, non strutturati, eternamente in bilico, soggetti ai ricatti dei loro “docenti di riferimento”.

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Una Risposta to “Salviamo i precari della ricerca”

  1. Nunzio Caterina Says:

    Rampini si domanda: Dove abbiamo sbagliato, come siamo arrivati al trentennio liberista; qui si chiede al ministro di intercedere a favore dei precari. E ciò mentre, di fatto, al governo abbiamo il fior fiore delle nostre università. E cosa mai hanno potuto insegnare costoro alle future classi dirigenziali se non dottrine liberiste? Cosa mai possiamo aspettarci che possa uscire dalle loro facoltà, se non figli e seguaci delle loro teorie e dottrine spietate che costituiscono materia di insegnamento e che, in questi giorni, stanno mettendo in pratica sulla nostra pelle? Ecco un errore, ecco, anzi, l’errore più grande commesso in tutti questi trent’anni dalla sinistra. La dentro, e lo stiamo vivendo da sempre e soprattutto oggi, la dentro vi si insegna a dissanguare il popolo, a cercare le risorse sempre dai soli poveracci e lasciare da parte ricchi nobili chiesa e politici. La dentro s’insegna ai futuri insegnanti sempre e solo la stessa sbobba. Tu sei un prof e stai ai vertici, stai con i nobili e i politici e la chiesa e tutti gli eletti che siedono in alto alla destra del padre e stanno nel collo della bottiglia; tu sei prof e gli altri stanno sotto a te nel contenitore umano che è il popolo. Scalcia, picchia duro con gli scarponi sulle loro teste, respingili giù, tienili sempre a distanza, sotto, prima che possano risalire la china e raggiungerti e fregarti i privilegi assicurati dallo stare fra gli eletti nel collo della bottiglia.
    Credo sarebbe utile avviare una bella riflessione in merito. Come il revisionismo ha modificato e corretto integrato emendato alcuni testi scolastici ritenuti di parte, credo sarebbe opportuna anche una verifica seria di tutti i programmi scolastici, dei contenuti, specie delle dottrine che predicano la differenza di classe e sono insegnate con lo scopo ultimo di tassare e penalizzare sempre e solo la povera gente. Monti e la Fornero e i Profumo e gli altri non si sono formati su Plutone, ma nelle facoltà dove essi ora insegnano e da cui escono le future classi dirigenti.
    In questo senso l’Italia non è cambiata molto, e seppure repubblica democratica, l’università non è affatto migliorata rispetto al collegio delle provincie di Torino istituito e foraggiato dai Savoia, allo scopo di formare e insegnare ai professori avvocati medici notai dello stato sabaudo, la politica giuridica economica e religiosa in linea con i principi dettati e voluti dai sovrani. Ai tempi erano i gesuiti appena ricostituiti e asserviti al sovrano di turno a formare le classi dirigenti future, i gesuiti che inventarono i moti di san Salvario del 1821 per ripulire il collegio dai prof carbonari e massoni che vi si annidavano, colpevoli di diffondere idee liberali; ora son questi illustri professori a formar le future classi dirigenti, questi che il Gioberti chiamerebbe gesuiti moderni chiamati a sostituire una classe politica che di sicuro lo avrebbe spinto a scrivere il suo libro alla Rizzo-Stella, che avrebbe intitolato “Primato immorale degli italiani.
    saludos

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