Chi vuol far l’americano?

Quando si parla di università e precarietà, sia i baroni che i precari si richiamano spesso all’esempio americano, per opposte ragioni (ci sono molti precari, ma li pagano meglio). Citare gli USA fa sempre figo. Eppure, a leggere un rapporto di una Commissione del Senato Accademico della New York University – sembra un volantino – i precari USA non stanno molto meglio.

Essi sono praticamente indispensabili per la New York University nella sua situazione attuale. Cosa si può fare per migliorare la situazione di questi membri della comunità accademica? Vi sono molte questioni aperte. Alcune oltrepassano il raggio d’azione di questa commissione, come la rappresentanza nel Senato Accademico. Ma possiamo sicuramente raccomandare una maggiore trasparenza (…)
Una cosa è chiara: si tratta di un problema di primaria importanza per la New York University! Occorrono passi per migliorare la situazione di questi membri della comunità universitaria, o avremo seri problemi nel tempo – e forse prima di quanto crediamo! Per esempio, questi ricercatori e docenti, che si sentono decisamente cittadini di serie B, sono assai sensibili al richiamo della sindacalizzazione: chi può biasimarli?

L’intero rapporto è qui.

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