Archive for maggio 2009

Bozza su bozza

21 maggio 2009

Si moltiplicano le indiscrezioni sul prossimo disegno di legge sull’università che Maria Stella Gelmini vorrebbe far varare al Governo. Oggi “La Stampa” rivela informazioni su un’ulteriore versione, in cui ricompare un vecchio pallino dei ministri (tutti) dell’Università e della Ricerca: l’abolizione del valore legale della laurea. Mentre oggi la laurea è un requisito legale richiesto per l’accesso ad alcune professioni e per l’ammissione a molti concorsi, domani la laurea di per sé non varrebbe nulla. Diventerebbe dunque un titolo da valutare come gli altri, secondo la sede, il punteggio, la facoltà. La norma servirebbe a mettere in concorrenza gli atenei, che oggi da Aosta a Catania assegnano un pezzo di carta di pari valore. È dunque un altro passo nella direzione competitiva tra università-aziende, inaugurata con l’autonomia degli atenei del ’90. Ognuno giudichi se è un percorso che sta dando frutti o meno.

In ogni caso, la confusione è grande, visto che chi è informato sui fatti (ministro e rettori) si barrica nel ministero blindato e nella zona rossa dei summit internazionali. Per dire: mentre il ministro abolisce il valore della laurea, l’Associazione Dottorandi lancia invece una campagna perché venga dato valore al dottorato. Una tempistica certo sbagliata, ma una prova ulteriore dell’incapacità del ministro di confrontarsi con il mondo che dovrebbe governare.

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La riforma che conserva

18 maggio 2009

Il 22 maggio, il governo approverà un Disegno di Legge Delega sull’università. Se ne parla nei corridoi, poiché nei giorni scorsi sono circolate diverse “bozze” della legge e hanno sollevato dibattito, ma nessuna mobilitazione. La norma più discussa è quella che escludeva dai concorsi da ricercatore chi ha il dottorato da più di 5 anni, presente in questa bozza (art. 5. comma 1, capoverso i). In un’altra versione della legge delega, a prima vista più recente, quella norma è sparita.

Per il resto, la nuova legge ritocca appena l’università attuale, che evidentemente al governo piace molto così. Per un’analisi più dettagliata vi rimandiamo al sito di Gennaro Carotenuto (se ne avete il tempo). In sintesi: c’è l’abilitazione nazionale, ma il potere dei baronati locali non ne esce intaccato. Bisognava rispondere alle questioni più scottanti, come quella della precarietà? La legge lo fa, ma solo a parole. Infatti, L’articolo 10 che incentiva le università ad assumere più ricercatori mette sullo stesso piano i ricercatori a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato. Perciò, gli atenei potranno scegliere se bandire un posto per una posizione precaria (che dopo un po’ finisce, pesa meno sul bilancio e non partecipa agli organi di governo) o per un vero posto da ricercatore, che con l’avanzare della carriera diventa sempre più oneroso per le casse dell’ateneo e ha voce in capitolo quando si tratta di votare.

Nei fatti, ma senza dirlo, si tratta di una riforma molto simile a quella di Letizia Moratti, che fu combattuta nelle piazze e parzialmente neutralizzata: la riforma Moratti aboliva la figura del ricercatore, ma solo dal 2013. Con questa legge (ammesso che sia la versione definitiva) il ricercatore rimane in vita; però, è affiancato da un’altra figura, formalmente equivalente ma a tempo determinato, meno costosa, più ricattabile e più manovrabile per le clientele baronali. Al solito, la modernizzazione dell’università fa rima con precarizzazione, che a sua volta fa rima con corruzione.

Professori gratis

15 maggio 2009

Non prendetevela con noi, se il titolo del post è trito e ritrito, trattandosi di docenze a contratto. In realtà, il titolo lo ha scelto “La Stampa” e la sua ripetizione è una buona notizia: significa che molti giornali si stanno accorgendo dello scandalo su cui franerà l’intera formazione universitaria, quello dei docenti a contratto, e per i titoli hanno poca fantasia. Se se sono accorti tardi? Certo. Ma come si dice: meglio tardi eccetera. L’articolo di Flavia Amabile, comunque, leggetelo qui.

Chi vuol far l’americano?

14 maggio 2009

Quando si parla di università e precarietà, sia i baroni che i precari si richiamano spesso all’esempio americano, per opposte ragioni (ci sono molti precari, ma li pagano meglio). Citare gli USA fa sempre figo. Eppure, a leggere un rapporto di una Commissione del Senato Accademico della New York University – sembra un volantino – i precari USA non stanno molto meglio.

Essi sono praticamente indispensabili per la New York University nella sua situazione attuale. Cosa si può fare per migliorare la situazione di questi membri della comunità accademica? Vi sono molte questioni aperte. Alcune oltrepassano il raggio d’azione di questa commissione, come la rappresentanza nel Senato Accademico. Ma possiamo sicuramente raccomandare una maggiore trasparenza (…)
Una cosa è chiara: si tratta di un problema di primaria importanza per la New York University! Occorrono passi per migliorare la situazione di questi membri della comunità universitaria, o avremo seri problemi nel tempo – e forse prima di quanto crediamo! Per esempio, questi ricercatori e docenti, che si sentono decisamente cittadini di serie B, sono assai sensibili al richiamo della sindacalizzazione: chi può biasimarli?

L’intero rapporto è qui.

Pisa: a rischio le biblioteche

13 maggio 2009

Blitz in Senato Accademico, ieri, al Rettorato: un gruppo di studenti e ricercatori/docenti precari dell’Università di Pisa hanno interrotto il Senato Accademico per ottenere la stabilizzazione di 90 lavoratori precari dell’Ateneo e la convocazione di un Senato Accademico straordinario e pubblico dedicato alla ristrutturazione del sistema bibliotecario, colpito da tagli che impediranno l’acquisto di nuovi libri e potrebbero mettere a repentaglio il funzionamento delle strutture. Continua qui.

Frasi di Frati

11 maggio 2009

“La proposta del governo è una cretinata” (il Giornale, 19 ottobre 2008)

Assolutamente, sono piena sintonia con il Ministro quando parla di autonomia dei Rettori, di ricerca e di giovani” (la Repubblica, 6 maggio 2009).

Firenze, l’università del volontariato

8 maggio 2009

Come racconta un articolo della Repubblica di ieri, l’università di Firenze si regge sul volontariato dei docenti a contratto. I dati ministeriali 2007, un’approssimazione per difetto, contavano ben 1500 docenti a contratto, e ora scoppia lo scandalo perché un numero sempre maggiore di essi lavora per uno stipendio pari a zero. La Facoltà di Architettura, per esempio, ha appena bandito 230 “contratti” di questo tipo. D’altra parte, il governo vuole i bilanci in ordine, e per far quadrare i conti non si va per il sottile. Se bisogna calpestare i diritti più elementari, poco importa.

E se serve violare la legge che impone un tetto ai contributi degli studenti, non fa niente: secondo il consuntivo ufficiale, le tasse degli studenti fiorentini, quest’anno, sono arrivate a 66 milioni di euro: anche senza considerare i circa 2 milioni di euro dei corsi di specializzazione, supera ampiamente il limite fissato dalla legge a 50 milioni (il 20% del finanziamento ordinario). Non sarà certo il ministro Gelmini a far rispettare i limiti, quando il bilancio è quello degli studenti.

Si deve dunque ai precari e agli studenti se l’ateneo fiorentino, notoriamente spendaccione, ha migliorato lo stato delle finanze nel 2008 con un disavanzo di “soli” 10 milioni di euro. Come dice il rettore Marinelli (foto) – che ha cambiato lo statuto per farsi eleggere una terza volta, è protagonista di Parentopoli ed è sotto inchiesta per lo scandalo del SUM – “l’ateneo esce dalla fase critica e può tornare a guardare senza affanno al futuro”. Tanto, l’affanno del presente lo pagano gli altri.

Il Magnifico buttafuori

4 maggio 2009

L’associazione dei precari della ricerca dell’università di Perugia deve dare parecchio fastidio al Rettore Francesco Bistoni (nella foto). Infatti, con una nuova circolare Bistoni ne ha vietato l’accesso nell’università. La circolare, che potete leggere integralmente qui, richiama le facoltà ad “impedire ai componenti di tali associazioni [le associazioni dei precari, ndr] la frequentazione e l’uso delle strutture dell’università ed, a maggior ragione, a non assecondare in alcun modo le finalità che tali associazioni si propongono”.

Il Rettore, evidentemente, concepisce l’ateneo come un suo club privé, in cui lui decide chi entra e chi no. Oggi, come un solerte buttafuori, nega l’accesso ai precari. Ma quando uscire tocca a lui, le cose cambiano. Il rettore Bistoni, infatti, è ormai in carica per il terzo mandato e dalla stanza del Rettore non vuole proprio andarsene. Eppure lo Statuto dell’ateneo perugino reciterebbe “l’Università, nel riconoscere l’esigenza di rotazione delle cariche elettive, stabilisce la durata delle stesse ponendo quale limite al rinnovo il doppio mandato consecutivo.” Ma le regole, si sa, esistono per dare un senso alle eccezioni: poco prima della scadenza del secondo mandato, infatti, il rettore cambiò l’articolo dello Statuto attribuendosi il diritto ad un terzo giro di giostra. Se volete conoscere meglio il rettore Bistoni, il Messaggero ne fece un gustoso ritratto con intervista in questo articolo. Se volete parlarci, però, procuratevi una tessera del suo club.