14/11: l’Onda che è passata non si è fermata lì

Venerdì scorso è cominciato in posti diversi. Per gli studenti di Roma III è cominciato a Piramide: da lì si sono diretti verso la stazione Termini. Per quelli della Sapienza (e molti precari con loro) è cominciato da Piazzale Aldo Moro, ingresso dell’Ateneo. Per i lavoratori precari e non della ricerca (in minima parte anche dell’università) il concentramento era a Bocca della Verità. A Piazza della Repubblica, invece, piano piano, si accumulavano quelli che arrivavano in treno o in metropolitana: quasi tutti studenti medi superiori e precari e universitari da tutta Italia.
Lentamente, dopo le 10, parte il corteo confederale (senza Cisl): molti striscioni e bandiere, avanti a tutti i precari, ma non tantissima gente, qualche migliaio.
Nel frattempo gli studenti partiti dalla Sapienza e da Piramide proseguono verso la stazione. Qualcuno srotola uno striscione che prende in giro i neofascisti del Blocco studentesco: “Il Blocco odia gli studenti”.
Verso le 11 esce il sole. I confederali sono a Piazza Venezia, almeno raddoppiati, nel frattempo, di numero. Molti dall’Ingv, dall’Ispra, dall’Istat, da Tor Vergata. Ma anche da Bologna, dall’Enea, dall’Inaf, dall’Iss, dal Cra.

Gli universitari invece sono finalmente uniti, tra Piazza della Repubblica e la stazione, pronti a partire verso il centro (la destinazione è ancora sconosciuta).

fannullone_smallUna mezz’ora dopo troviamo il corteo di Cgil e Uil sotto a Palazzo Vidoni e lì partono fischi e insulti al Palazzo di Brunetta. Proprio mentre le urla sono al massimo livello, un funzionario si affaccia con aria spavalda e si accende una sigaretta davanti a tutti. Si prende tanti di quei “fannullone” che un minimo, nonostante l’aria arrogante, gli saranno arrivati sicuramente

(grazie a Francesca per la foto).

A Piazza Navona il corteo riempie metà della piazza: 10mila partecipanti alla manifestazione è un numero realistico. Cominciano gli interventi dal palco: i leader sindacali si alternano ai precari.
Nel frattempo l’Onda è arrivata giù a Piazza Venezia. Lì a Botteghe Oscure contratta con la Polizia, tranquillamente, mentre risuona “un’altra volta un’altra onda” del Piotta. Dopo una decina di minuti il corteo dell’immensa Onda riparte e invade da tutte le strade il centro storico e i palazzi delle istituzioni, il Senato e la Camera in particolare. La gente non entra nelle piazze, troppo gremite, e assedia un altro edificio. Un’enorme onda di plastica blu passa di mano in mano e “Berlusconi pezzo di merda” è lo slogan più gridato, dopo (ovviamente) “Noi la crisi non la paghiamo”. C’è anche una corrente dipietrista: “Siete tutti pregiudicati” rivolto verso il Parlamento e un cartello “Più Travaglo per tutti”. Nel movimento ci sono anche antifascismo, gioia e sorrisi.
Il comportamento pacifico della polizia si spiega anche con il fatto che la piazza è governata dal prefetto Mosca, appena cacciato dal governo.

I ragazzi restano pressati a Montecitorio ancora fino alle 15-15.30, poi tornano, sempre in gruppo, verso la Sapienza. Inizia il weekend di assembleee e workshop, per decidere, tutti insieme, la linea e come proseguire.

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