Le fondazioni di famiglia

Molte proteste di questi giorni sono dirette contro la possibilità che le università divengano “fondazioni di diritto privato”. Si parla di privatizzazione, ma poi ci si chiede: quale privato si comprerebbe un’azienda inefficiente come “La Sapienza”? Ma a questo risponde la stessa legge, che garantisce che anche le fondazioni di diritto privato manterrano il finanziamento pubblico. E allora, cosa cambierà?

Una fondazione di diritto privato ha le mani libere sulle assunzioni, che oggi sono vincolate dalla Costituzione a avvenire tramite concorso in quanto l’università fa parte della pubblica amministrazione. Se un’università sceglie di “trasformarsi”, dunque, potrà reclutare ricercatori, tecnici e amministrativi come gli pare. Chiamata diretta, cooptazione, parentela, sorteggio: andrà bene tutto. Tutte quelle pratiche che oggi sono sotto accusa (la cosiddetta “parentopoli”) d’ora in poi potrebbero divenire pienamente legittime. Eppure, questa conseguenza della legge Gelmini sta passando inosservata: è un caso?

Non tanto. In realtà, tutta la propaganda sui concorsi truccati e da riformare, in questi anni ha prodotto soprattutto proposte ancor più clientelari dei concorsi odierni. Dal concorso nazionale si è passato a quelli locali. Anche la proposta Mussi aumentava il potere dei baroni locali. Mussi non è riuscito a farla approvare, e Gelmini ha pensato bene di utilizzare il grimaldello delle fondazioni per dare definitivamente mano libera ai feudatari in cattedra. Ognuna di queste riforme tentate o realizzate ha avuto il plauso di Perotti & soci, i migliori alleati dei baroni, e mai nessuno che pensasse a restituire dignità al principio costituzionale del concorso pubblico. Anche le leggi sulla stabilizzazione dei precari negli EPR non sono state avversate perché violassero la meritocrazia, ma in quanto creavano criteri oggettivi – magari discutibili, ma oggettivi – e sottraevano a baroni e dirigenti l’arbitrio totale di cui hanno sempre goduto. I migliori rivoluzionari di questo paese sono i gattopardi di turno, quelli che vogliono cambiare tutto per non cambiare niente.

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Una Risposta to “Le fondazioni di famiglia”

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