Via da Stoccolma

Con qualche giorno di ritardo, raccontiamo il 17 ottobre, il giorno dello sciopero generale indetto dai sindacati di base più riuscito che si ricordi. Molte parole sono state dette e scritte, perché una manifestazione nazionale con mezzo milione di persone in piazza era difficile da ignorare. Ma per molti media, la giornata è stata caratterizzata da due iniziative separate: lo sciopero generale, appunto, e le manifestazioni studentesche, a cui sono state attribuite le centinaia di migliaia di persone in piazza. I sindacati di base, d’altronde, sono brutti e cattivi; gli studenti, invece, sono piezz’e core e vanno bene pure per Repubblica. In realtà, si è trattato di un’unica manifestazione, un unico sciopero, a cui gli studenti e scuole hanno contribuito in maniera decisiva ma nient’affatto separata. Nessuno, nemmeno gli studenti, ha rubato la piazza a nessuno, come invece raccontava il Sole-24Ore l’indomani.

Le centinaia di migliaia di persone, infatti, erano per lo più i lavoratori del pubblico impiego convocati dai sindacati. Ma sarebbe miope attribuirli tutti alla capacità organizzativa di RdB, Cobas o SdL: allo sciopero hanno partecipato moltissimi lavoratori non iscritti ad alcun sindacato o persino iscritti ai sindacati confederali, acerrimi nemici (almeno ai loro vertici) delle sigle autonome. Soprattutto le scuole, che oggi sono animate da comitati spontanei e trasversali di genitori, insegnanti e studenti, sono scese in piazza contro il governo colorando la piazza con bandiere e striscioni diversi e più colorati di quelli sindacali.

E poi gli studenti: ma anche loro hanno sfilato nello stesso, enorme, corteo, fino alla fine. Solo quando piazza S. Giovanni era ormai in vista, studenti, genitori e insegnanti hanno deciso di non fermarsi e portare la protesta sotto le finestre di Maria Stella Gelmini, al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Uno spezzone grande, con migliaia e migliaia di persone, ma una parte tutto sommato piccola dell’enorme corteo. Una sua parte, in ogni caso, non un’altra parte. I sindacati di base hanno saputo intercettare un sentimento generale di protesta contro il governo, quel sentimento di cui partiti e sindacati confederali sembrano avere più paura che fame, nella sindrome di Stoccolma che li avvince.

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