Firenze, lezioni ferme contro il governo

Con una certa timidezza, nell’università sta iniziando il periodo di “agitazione” contro i tagli del governo contenuti nella manovra finanziaria di agosto, quella che aveva portato molti atenei a opporsi ufficialmente al governo. Si va in ordine sparso, ma c’è chi fa sul serio. A Firenze, un centinaio di corsi della facoltà di Scienze sono attualmente bloccati per il rifiuto da parte dei ricercatori di svolgere le funzioni didattiche non strettamente obbligatorie. Simile iniziativa nelle facoltà di Ingegneria di Pisa e Palermo. In molti altri atenei, crescono le pressioni sui rettorati perché vengano davvero messe in atto le minacce di luglio: blocchi ufficiali della didattica e interruzioni dell’anno accademico ancora agli inizi.

Tuttavia, come suggerisce la presa di posizione della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (la CRUI), proprio i rettori e il baronato più conservatore sembrano essere il collo di bottiglia di una protesta più eclatante. Nella mozione approvata all’unanimità dai Rettori il 25 settembre, in cui ci si aspettava qualche critica al governo per quanto timida, si dà piuttosto priorità a questioni come la riforma della governance degli atenei e alla questione della riforma dei concorsi senza menzionare l’attuale emergenza. Con queste parole, i Rettori si schierano ufficialmente dalla parte del governo sulle politiche dell’Università, nonostante in molti atenei singoli rettori blandiscano la protesta per non diventarne bersaglio. È il caso di università importanti come la Sapienza di Roma, in piena campagna elettorale per eleggere il prossimo rettore (favorito il chiacchieratissimo preside di Medicina Luigi Frati).

Le università dunque si muovono nel guado di sempre. Da un lato, si punta ad una presa di posizione degli organi ufficiali sperando in un maggior peso istituzionale, ma dall’altro ci si affida alle strategie di chi, più di una volta, ha dimostrato di non voler cambiare granché dell’università attuale. Nei prossimi giorni, i nodi potrebbero venire al pettine.

2 Risposte to “Firenze, lezioni ferme contro il governo”

  1. valvola Says:

    Chavez li compra in Portogallo, dove saranno fabbricati su licenza Intel e avranno il sistema Linux installato.
    L’ordine e’ partito qualche giorno fa e i computer serviranno a coprire temporaneamente il gap tecnologico del Venezuela, che iniziera’ a produrre i propri PC in un prossimo futuro.
    Chavez ha optato per questa scelta poiche’ “i computer agli studenti servono ora”.

    Linux assicurera’ aggiornamenti continui senza dover pagare successive royalty ai colossi del software (microzozz).

    In Italia la pubblica amministrazione e le scuole dispongono di 70-80000 PC (dati di due anni fa)…
    Chavez per il Venezuela ne ha ordinati un milione: uno per ogni studente, e gratis!
    Capito Gelmini e Brunetta? UN MILIONE!

    Intanto anche voi potrete vantarvi della stessa cifra… che corrispondera’ al milione di disoccupati che creerete entro il prossimo anno, visto che in 3 mesi del 2008 ne avete generati 300.000!
    Tutto per merito del tuo emeRdamento, caro Brunetta dei ricchi e ricchi, che annulla la stabilizzazione dei precari prevista dalla vecchia legislatura.

    In Italia oggi comandano le merde, e piu’ ricchi sono, piu’ merde sono!

  2. Sapienza, per fortuna ci sono gli studenti « Says:

    […] documenti generici, partoriti in salette sindacali polverose e lontane dalla realtà. I Rettori, come si è visto, tirano i remi in barca. Gli studenti della Sapienza di Roma, invece, rompono gli indugi e invitano […]

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