Assemblee all’università: com’è andata

Il 21 e il 22 luglio si sono svolte due assemblee alla Sapienza. Solo la seconda aveva carattere nazionale ma la prima, convocata dal Rettore all’indirizzo del solo ateneo romano, ha visto una partecipazione ancora maggiore. Per cui val la pena raccontarle entrambe, nonostante la lunghezza.

Il 21 luglio, all’assemblea del personale della Sapienza, il Rettore Renato Guarini ha provato ad addormentare la platea, con un’ipnotica presentazione in Power Point di oltre mezz’ora sul DL 112. Di fronte a quasi mille partecipanti, per metà docenti e per metà tecnici amministrativi, ha tuonato contro il taglio del turnover che aggraverà l’invecchiamento del corpo docente. È notevole che lo dica un rettore rimasto in carica anche oltre l’età massima di 75 anni fissata per le cariche accademiche. Parlando del DL 112, che colpisce tutto il pubblico impiego, ha chiesto semplicemente lo stralcio della parte del decreto relativa all’università. In questo modo, ha tagliato fuori dalle tematiche dell’assemblea i dipendenti. A cui forse interessa di più il fatto che, dal prossimo contratto, il loro stipendio verrà decurtato del salario integrativo (circa il 40% del totale). Da parte del rettore, è un eccesso corporativo apparentemente inspiegabile, visto che una battaglia su tutto il DL 112, e non solo sugli articoli relativi all’università, potrebbe conquistare un consenso più largo. Evidentemente, Guarini punta a difendere solo la “Casta”, più che l’Università pubblica, e ha tenuto a farlo sapere. Come suggerisce anche la presenza all’assemblea di Luigi Frati (alla presidenza) e Gianni Orlandi (intervenuto in conclusione): sono gli eterni contendenti per la poltrona di Guarini, ormai a fine mandato. L’attenzione ai problemi dei docenti, piuttosto che alle esigenze dell’intero ateneo, si spiega forse con la ricerca del consenso elettorale per la successione del Rettore.

Simile timidezza anche nell’assemblea del giorno dopo, quella nazionale del 22 luglio convocata dai sindacati nella stessa Aula Magna della Sapienza. I partecipanti sono la metà del giorno prima. Chi si aspettava tuoni e fulmini è rimasto di nuovo deluso. Eppure l’occasione c’era: il DL 112 calpesta i diritti sindacali, ma umilia anche i sindacati confederali sempre pronti – chi più chi meno – al compromesso, visto che su malattie e salari riscrive i contratti già pattuiti nelle trattative con gli atenei. In queste condizioni, persino il sindacato più disposto all’accordo diventa inutile, se tanto il governo fa da sé. Invece, dai sindacati confederali e di base arrivano solo vaghe intenzioni di mobilitazioni, nessuna data, nessun annuncio preciso. Tutti votati al suicidio?

Anche qui, pare inspiegabile. Mentre l’assemblea si trascina in enigmatici interventi-montagna che partoriscono topolini, tra i pochi svegli in platea si avanzano ipotesi da fantapolitica. I sindacati confederali vogliono mantenere l’unità ed evitare strappi, ma nessuno ne conosce il prezzo. Se i sindacalisti più corrotti fossero disposti a difendere il ruolo sindacale nella concertazione con il governo, forse una mobilitazione ampia sarebbe possibile e, allora, mantenere l’unità sindacale avrebbe anche un senso. Ma è vivo il timore che i corrotti siano ancora più corrotti del previsto. Forse, si mormora, sono alleati con Brunetta per la scomparsa persino della concertazione, trasformando definitivamente i sindacati in semplici gestori di clientele. I sindacalisti meno interessati ai lavoratori ne uscirebbero vincitori, potrebbero liberarsi finalmente della fastidiosa maschera della rappresentanza sociale e limitarsi a organizzare cene elettorali, agenzie di lavoro interinale e finti istituti di formazione. La parte più sana del sindacato, dunque, rimane nel guado: assecondare l’unità nel non far niente, o lanciarsi da soli lasciando ai corrotti le poltrone nei tavoli di trattativa?

I sindacati di base, dal canto loro, intervengono roboanti ma si guardano bene dal proporre appuntamenti di lotta: hanno già in programma scioperi tutto loro a luglio e ottobre, e non vogliono certo sminuirli con altre iniziative inquinate da altri. Per cui, l’indifferenza generale sembra quasi rassicurarli.

È evidente che la partita si gioca a livelli altissimi, e che le conseguenze sugli studenti, sui precari e sui lavoratori in generale non contino granché nel futuro della mobilitazione universitaria. Però i precari (pochi) non alzano la voce e rimangono in platea a guardare il balletto. È chiaro a tutti che o ci si muove da sé o non succederà niente. Anche l’assemblea del 22 si chiude con gli interventi di Frati e Orlandi. Poi tutti a pranzo.

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2 Risposte to “Assemblee all’università: com’è andata”

  1. Libru » Assemblee all’università: com’è andata Says:

    […] vb: Parlando del DL 112, che colpisce tutto il pubblico impiego, ha chiesto semplicemente lo stralcio della parte del decreto relativa all’università. In questo modo, ha tagliato fuori dalle tematiche dell’assemblea i dipendenti. … […]

  2. Edmondo Says:

    Grazie per il puntuale resoconto. Forse forse ho fatto bene a disertare…

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