DPEF: precari, andatevene a casa

DPEF 2009-2011

da pagina 29:

“Ulteriori misure con un impatto finanziario nel triennio pari a circa 2,1 miliardi di cui 0,8 nel 2009 attengono al riordino del sistema di reclutamento con l’introduzione di un limite più stringente ai nuovi ingressi, alla soppressione della sanatoria per i precari prevista nelle precedenti leggi finanziarie nonché all’attuazione di un processo di razionalizzazione del personale della scuola pubblica anche attraverso la riduzione del gap del rapporto medio alunni/docente rispetto agli altri paesi”.

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2 Risposte to “DPEF: precari, andatevene a casa”

  1. Antonio Says:

    Non capisco come mai molte persone oggi si sorprendano delle misure prese da Berlusconi. è lo stesso delle altre volte.
    Avete visto questo manifesto dei lavoratori non garantiti scritto da una deputata del PD? http://www.alessiamosca.it/?p=207
    Scontato che non le avrebbero concesso di dire queste cose.
    Ora non ci resta che aspettare cinque anni.

  2. Delia Garofano Says:

    Il vero problema, come al solito, è che la gente non sa. Dal momento che è disinformata (ovvero “informata” tendenziosamente) su tutto, figuriamoci se può non esserlo su un tema considerato settoriale – e qui sta uno dei tanti, atroci inganni populistici – come quello dell’Università.
    C’è da restare allibiti nel leggere i commenti di coloro che pensano (chissenefrega!) che i «drastici tagli» alla scuola, all’università e alla ricerca – perpetrati dal governo attuale, solo ultimo della serie, mentre i telegiornali si prodigavano in appassionati dibattiti diversivi sull’opportunità del ritorno in classe al grembiulino – siano un problema che non li riguarda in alcun modo, benché predetti «tagli», giungendo a conclusione di un ventennio di interventi ugualmente al ribasso ma sempre propagandati come necessarî e una volta per tutte «risolutorî», siano, di fatto, l’ultima boccata d’ossigeno sottratta al malato terminale. Oppure i commenti di chi, inferocito e in perfetta buona fede, si dichiara convinto che tali «tagli» – che di fatto fanno piazza pulita dell’affidamento delle cattedre di ogni livello attraverso il riconoscimento legale dei titoli, delle qualità (intrinseche e non anagrafiche) della persona e del valore effettivo del suo lavoro (principio democratico di antica istituzione repubblicana del quale ci sembrava fosse già stato fatto tutto lo scempio possibile) – serviranno una buona volta ad estirpare la mala pianta delle inefficienze, degli sperperi, dei folli privilegi che ormai hanno succhiato persino l’anima di questo povero, perduto Paese.
    L’Università un’accolta di PRIVILEGIATI? Certo: ci sono migliaia di Baroni dagli stipendi e dai ruoli blindati, che da decenni (da sempre?) fanno poco o nulla, che esercitano il potere come satrapi e si appropriano indebitamente di denaro pubblico ai loro fini personali, che sono sempre, guarda caso, di una bassezza imbarazzante. Ma bisogna che le persone sappiano che, all’Università come altrove, accanto ai PRIVILEGIATI, ci sono anche tutti quelli (e sono anch’essi migliaia) che quegli assurdi privilegi li pagano con il proprio sangue. Tra questi, quelli senza più alcuna speranza, si chiamano PRECARI e LAVORANO. Moltissimo. Spesso più e meglio di ogni altra categoria, come riconoscono le statistiche sulla ricerca internazionale, benché in condizioni che definire «proibitive» non basta. Lo fanno nonostante i Baroni (e ciò che la loro inamovibilità comporta), anche senza un ruolo e ormai spesso a titolo gratuito (non ci sono MAI i soldi per loro, guarda caso). Lo fanno da anni, nonostante l’umiliazione quotidiana e la violazione costante di ogni loro diritto. Lo fanno a dispetto di un’Italia impazzita che premia – in via non solo preferenziale, ma ormai esclusiva – l’ignoranza, la millanteria, l’improvvisazione e il raggiro. Lo fanno perché CREDONO che sia importante per le nazioni coltivare anche (e magari soprattutto) il cervello, e che le regole del gioco del mondo non potrà certo cambiarle questa accolta di imbecilli che si proclama di «destra» e di «sinistra» e che, devastando da vent’anni il Paese, ne ha ormai reso irrespirabile anche l’aria. Bene: varrà la pena di far sapere a chi “non è del mestiere” che sono esattamente loro – i PRECARI – quelli che (guarda caso ancora una volta! guarda caso anche in questo settore…) – i «drastici tagli» vanno a colpire.
    Io, personalmente, non ce la faccio più. Sentir parlare di sé come di una «privilegiata» per me che, come troppi, lavoro da più di dieci anni senza uno stipendio fisso e senza un ruolo riconosciuto e sono costretta a inventarmi secondi e terzi lavori avventizî perché il mio – prezioso – viene di fatto negato per LEGGE, ma non nella prassi – è, più che desolante, allarmante. Credo che dovremmo spiegare alle persone che quello che pagano con le loro tasse non è certo il nostro sacrificio (che infatti è gratis e a questo punto è stato davvero inutile), ma – semmai, guarda caso – quello schifo che, noi esattamente come loro, vorremmo da sempre sradicare, ma, privi come siamo di diritti, in questa sistematica e progressiva cancellazione che ci rende vieppiù invisibili, non potremo far altro che continuare a SUBIRE.
    L’Università e la ricerca non sono universi paralleli e tutto sommato superflui, come da decenni ci raccontano: sono depositi di risorse di conoscenza e laboratorî di idee fertilmente in confronto dialettico di cui ogni Paese ha un bisogno VITALE. Figuriamoci il nostro, ormai ridotto alla lobotomizzazione coatta e alla negazione sistematica di ogni concreta possibilità di cambiamento. Dobbiamo spiegarlo alle persone che, ancora una volta, i «tagli» all’Università e alla ricerca non mirano certo all’eliminazione della baronia (né quelli alla scuola all’eliminazione della mediocrità e dell’assenteismo garantiti), ma – AL CONTRARIO – al mantenimento di questo penoso status quo che, per quanto riguarda chi ci “governa”, dovrebbe durare in eterno, se solo le risorse non avessero quel brutto viziaccio di non essere inesauribili… Vale la pena spiegare alle persone che l’Università – anziché un mondo parallelo – è semplicemente l’avanguardia della bancarotta (prima di tutto etica, il resto è solo una conseguenza diretta e inevitabile) dell’Italia in cui viviamo e dalla quale certo non potremo sollevarci se gli italiani continueranno a pensare che il NEMICO è il poveraccio messo come lui o peggio di lui e non certo l’irresponsabilità e la vergognosa malafede di chi abusa del nome di “politico”. Dovremo spiegarlo alla gente che i tagli alla ricerca, alla scuola e all’Università riguardano soltanto, ancora una volta, il nostro futuro (che in realtà è il futuro – negato – di tutti), non certo i PRIVILEGI acquisiti da decenni di coloro che se li SONO ASSEGNATI DA SOLI e che fa scontare, guarda caso, sempre e SOLO agli ALTRI il prezzo – ALTISSIMO – del loro parassitismo. Se la logica albergasse ancora tra noi, la domanda legittima da porsi sarebbe: come mai, dopo decenni di tagli «strategici», i comuni mortali hanno perso tutto e loro – i PRIVILEGIATI – sono sempre più satolli? Ecco, credo che dovremo dirlo, alle persone: pensare all’Università come a un’accolta indiscriminata di «privilegiati» (o alla scuola solo come a un vivaio di insipienza e disimpegno) vuol dire non aver capito che la nostra in Italia, ormai, è solo una guerra tra poveri e una rincorsa irrefrenabile al massacro. Che tutti scontiamo, ciascuno nel suo settore, il vampirismo degli IMPUNITI: Baroni, Fannulloni Statalistici, Aziendalisti da Strapazzo, Spregiudicati e Pregiudicati di Vaglia, Raccomandati dagli Uomini ma non certo da alcun dio, amanti, parenti e varie sottospecie «protette» e purtroppo mai in estinzione… Gente che pensa di poter governare la globalizzazione quando non è in grado di presiedere neanche un’assemblea di condominio, ma all’auto blu e alle prebende non rinuncia neanche morta. Gente che mira solo (e non lo nasconde) al proprio vantaggio a dispetto del vantaggio di tutti gli “altri”, anche se sono milioni. Gente che non PAGA MAI (e possibilmente in moneta sonante) i propri errori madornali, insediata come un cancro inestirpabile in ogni settore pubblico e privato: la sequela infinita dei nostrani VAMPIRI, insomma, la cui esosità, senza limiti né decenza, è da decenni foraggiata – appunto – con il sangue di tutti gli altri.
    Dobbiamo dirla la verità, alle persone. Spiegare loro che, taglio dopo taglio, i ricercatori in Italia restano PRECARI PER DECENNI, e ormai a vita. Che la loro PRECARIETA’ comporta che per loro non siano previsti né un inquadramento né un ruolo. Che essi sono dunque SOCIALMENTE INESISTENTI e privi dei più elementari diritti, persino quelli riconosciuti alle badanti clandestine. Che, per ben che vada, ricevono (MA, secondo la legge Moratti, al massimo per sette anni, e IN ATTESA DI UN CONCORSO CHE CI SARA’ SOLO SE TRUCCATO), anziché uno stipendio regolare, delle «borse di studio» da rinnovarsi di anno in anno, che oltrettutto ammontano a poco più di 1.000 euro al mese, ma presuppongono lo svolgimento di tutto il lavoro che NON viene svolto dagli altri (quelli, per pura anzianità anagrafica, sono stati strutturati «in automatico» e/o con la frode e vengono da allora pagati almeno cinque volte tanto, mazzette e cospicue integrazioni a parte). Che da decenni sentono blaterare che i finanziamenti alla ricerca sono doverosi perché «strategici» ma ormai, dopo decenni, sono diventati degli emarginati sociali dilaniati dalla gastrite perché, dopo aver investito tutto, anche a costo di sacrifici assurdi, nella progressiva acquisizione di sempre maggiori competenze professionali da mettere a disposizione del Paese, si ritrovano ora a vivere in un Paese che, anziché le competenze, premia sempre e soltanto le «aderenze». Un Paese che da decenni ripete come una litania che i nostri studenti, da ottimamente preparati che erano, sono ormai tra i peggiori al mondo, ma – Riforma dopo Riforma e con lo sfascio sistematico delle Università, dove i docenti si FORMANO – ha dato allegramente vita a uno sperpero dissenato (di cultura, di metodo, di bellezza e di garanzia democratica, per chiunque avesse voglia di studiare, di un «sapere» che era vita e intelligenza, non certo un ridicolo pezzo di carta quale trampolino verso il nulla). Un Paese che è giunto a concedere l’immunità giuridica persino ai sacerdoti (?!?), dopo aver chiesto a ogni pié sospinto il loro imprimatur a una libera ricerca (comunque senza fondi) e che trova «antidemocratico» e «oltranzista» che si chiede perché mai dovrebbe essere il Papa a pronunciare la lectio magistralis in apertura all’anno accademico di una Università laica come «La Sapienza». Un paese alla frutta perché MAFIOSO, insomma. E che, appunto, ha tolto giorno dopo giorno a tutti (anche se non ricercatori) i più elementari diritti con la scusa sempreverde di nuovi «tagli salvifici» prodromi di interventi «risolutivi».
    Alla stretta finale ci siamo, orami, non c’è dubbio. Perché ormai hanno raschiato il fondo del barile, con i loro «tagli» inspiegabilmente sempre contigui a sempre più congrui «prelievi fiscali», diretti e indiretti, legittimi o no. Per quanto concerne il settore (strategico) della ricerca, se non fosse che sono conclamatamente degli imbecilli, verrebbe da pensare che i nostri «politici» (!) sono stati geniali nel giungere infine e in via definitiva ad estirparci come una minoranza perniciosa, che la smetterà una buona volta di pensare e di tentare di contrastare, come ha potuto e ormai non può nulla, l’inarrestabile diluvio democratico e civile. Che vadano all’estero e non se ne parli più, dicono. Nella loro incorreggibilità, però, i Vampiri al Governo sono semplicemente dei mafiosi PARASSITI, attivamente ed equamente impegnati a succhiare in ogni settore e direzione (Sanità, Sicurezza, Servizi, Lavoro, riconoscimento dei diritti anche minimi e lasciamo stare, per favore, ciò che resta dell’esercizio della Giustizia e della salvaguardia della legalità) . Dunque, avanti di questo passo, all’estero saranno costretti, e presto, a mandarci tutti. Ma perché, finalmente e in via risolutiva, all’estero non ci vanno TUTTI loro, per conclamata inadempienza, e non ci restituiscono i partiti, la libertà di voto, il sistema democratico che, passo dopo passo, ci hanno, tolto? Solo così tutti noi italiani – qualunque siano il nostro mestiere, le nostre competenze, il nostro ruolo – potremo ricominciare a vivere e, dopo lo sfascio, provare ad impiegare le nostre risorse – anziché per mantenere inutilmente loro a nostre (salatissime) spese – per riprenderci il futuro? Se la logica non fosse ormai men che niente, dovremmo averlo capito, finalmente, a cosa mirano i loro «tagli» decennali invece che continuare, da perfetti schiavi lobotomizzati, a scannarci tra di noi. Persino speranzosi che – questa volta sì! benché l’ennesima… – i «sacrifici» e i «tagli» servano a “qualcosa” che non siano loro.

    Delia Garofano,
    23 luglio 2008

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