Anziani precari

Uno dei motivi principali (neanche troppo nascosti) per cui da anni si preferiscono i contratti precari, anche nella pubblica amministrazione, è il fatto che un precario ad ogni contratto “riparte da zero” a livello salariale. Gli scatti d’anzianità, previsti per legge, valgono solo per chi ha un contratto a tempo indeterminato. E’ così che il salario di un precario rimane sempre quello d’ingresso. Questo vale anche per chi – da anni – ha un contratto a tempo determinato, e quindi anche per chi è stato (o sarà) stabilizzato. Lo ha ribadito anche una recente lettera del ministero dela funzione pubblica, che sosteneva che la stabilizzazione si configura come un ingresso dall’esterno, quindi l’anzianità partirebbe dalla firma del contratto a tempo indeterminato (salvo poi dire che le stabilizzazioni non essendo veri e propri concorsi non possono nemmeno essere considerati in quota “assunzioni dall’esterno”, ma la contraddizione logica fa parte dello stile del ministero).

La corte di giustizia europea si è espressa proprio su questa questione, affermando il contrario: anche chi ha un contratto a tempo determinato ha diritto agli scatti di anzianità. Ciò vale quindi anche per i precari della scuola, della ricerca e dell’università con questo tipo di contratto.

Per approfondire la questione: | il comunicato della Gilda degli insegnanti della scuola | l’iniziativa della Uil PA-UR |

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