Precari chimici della Sapienza

Ecco il testo di una lettera pubblicata dal Messaggero, scritta dai precari della ricerca di chimica all’università La Sapienza di Roma:

L’invito del Rettore al Pontefice a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza Università di Roma ha innescato una serie di eventi che ha riempito la cronaca italiana di questi giorni, mascherando i veri problemi dell’università che avrebbero dovuto essere discussi in questa occasione. Noi siamo particolarmente interessati a porre in evidenza il problema annoso dei “precari della ricerca” dell’Università e denunciare la nostra delusione nei confronti del Ministro Mussi.

Noi precari della ricerca nell’Università siamo tanti, siamo quanti quelli strutturati (professori associati ed ordinari compresi), abbiamo contratti della tipologia più varia (co.co.co., co.co.pro., assegni di ricerca, borse di studio, ricercatori a tempo determinato) e svolgiamo una parte importantissima nell’attività di ricerca ed accademica. Il Governo nelle sue Finanziarie ci ha escluso dai processi di stabilizzazione, a differenza dei colleghi a tempo determinato che lavorano negli altri enti di ricerca nazionali: il ricercatore precario del CNR, dell’Enea o dell’ISS ha diritto al lavoro a tempo indeterminato, mentre il ricercatore precario dell’Università NO. Sospettiamo di essere lavoratori di serie B.

Abbiamo portato pazienza, del resto il Ministro Mussi ci ha promesso un piano di reclutamento straordinario da attuarsi secondo un nuovo regolamento, forse più meritocratico. Il problema è che il piano di reclutamento straordinario non ha niente di straordinario: i 20 milioni di euro stanziati per il 2007 si traducono in circa 500 posti che diventano un migliaio grazie al (necessario) cofinanziamento delle università, a fronte di un numero di precari stimato in decine di migliaia. Per scendere nel dettaglio, il piano di reclutamento straordinario ha concesso un totale di 52 posti (26 pagati dal Ministero + 26 cofinanziati dall’Ateneo) a La Sapienza, da distribuire su circa 200 settori scientifico-disciplinari, per rispondere alle esigenze di migliaia di aspiranti ricercatori. Le cifre stanziate per il reclutamento sono evidentemente risibili e ben lontane dall’essere sufficienti, pur considerando i 120 milioni di euro promessi per il 2008 e 2009.

Al problema dei numeri si somma quello dei modi. I concorsi ancora si effettuano secondo la vecchia normativa, con buona pace della meritocrazia. Il nuovo regolamento, data la complessità delle commissioni che prevede, non si sa quando effettivamente verrà attuato. Parallelamente a questo, il Ministro aveva bloccato i concorsi per professore associato ed ordinario, in nome della necessità di modificare anche questa normativa concorsuale e per garantire che le Università investissero sull’assunzione di nuovi ricercatori. Questo aveva ricevuto il nostro plauso, ma purtroppo il Ministro ha presto ceduto, ed ecco che, nonostante non sia stato neanche discusso un nuovo regolamento, dal 1 gennaio 2008 è stata riaperta la possibilità di bandire concorsi per professore.

Questa mattina sopra l’edificio di Chimica dell’Ateneo romano, era affisso uno striscione di denuncia cui la stampa non ha probabilmente dato peso: “Precari traditi: Mussi bugiardo. Più ricercatori, meno politici.” Il problema del precariato nell’Università esiste ed è grave, in misura maggiore che in qualsiasi altra istituzione pubblica. Noi non abbiamo alcuna rappresentanza sindacale, non abbiamo rappresentanza negli organi collegiali degli atenei, tanto meno abbiamo il potere di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica come è recentemente accaduto per gli autotrasportatori. Quest’ultimo episodio ha dimostrato ancora una volta, come nella necessità di reperire fondi, sia facile e indolore tagliare sulla ricerca. Ci rivolgiamo alla stampa, nella speranza di trovare spazio per le nostre rivendicazioni. Cordiali saluti.

Precari della Ricerca del Dipartimento di Chimica
Sapienza Università di Roma

(17 gennaio 2008)

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