La ricerca sotto taglio

90 milioni tagliati alla ricerca nella finanziaria? E’ quanto denunciato da Mussi mentre votava la fiducia al governo Prodi l’altro giorno. Fiducia ad una finanziaria che inoltre esclude il personale a contratto della ricerca da ogni possibilità di futuro: nessuna stabilizzazione e contemporaneamente fondi tagliati (quindi nemmeno concorsi).

Sulla questione segnaliamo un articolo di oggi su Liberazione (Su università e ricerca il governo ha perso un’occasione), ma anche una lettera preoccupata a Beppe Severgnini sul Corriere on line, mentre il Manifesto ha finalmente pubblicato la lettera di alcuni assegnisti e precari della “Sapienza” di Roma in risposta all’articolo di qualche giorno fa di Giulio Palermo, che potete leggere nel seguito del post.

Ricercatori senza diritto di cittadinanza
Università

Sudditi in nome dell’accademia. Una polemica sui ricercatori precari
A proposito dell’intervento di Giulio Palermo rispetto all’azione dei ricercatori precari nelle Università (12 dicembre), osserviamo che l’apertura di un fronte a sinistra non giunge inattesa: la battaglia per l’abolizione del precariato nelle università è difficile proprio per le «ottime relazioni» fra l’accademia ed alcuni settori della sinistra. L’autore contesta perfino il nostro nome, sostenendo che non siamo ricercatori, perché non legalmente inquadrati come tali, e nemmeno precari. L’obiezione sul nome ricercatori è questione irrilevante e comunque forzata: con la stessa logica un lavoratore in nero non potrebbe definirsi lavoratore, non esistendo un contratto che lo definisca come tale.
Riguardo lo status di precari, credevamo che lavorare con contratti che, se si è fortunati, durano 2 anni, ma spesso scadono dopo 3 o 6 mesi, non avere diritto alla maternità, alle ferie pagate, alla tredicesima, alla speranza di una pensione, rischiare da un mese all’altro di restare senza lavoro perché sono finiti i soldi o perché qualcuno ha deciso così, ci qualificasse come precari. Per fortuna Giulio Palermo ci viene in soccorso spiegandoci che apparteniamo ad una categoria che non riusciamo bene ad inquadrare, ma sembrerebbe piuttosto privilegiata.
Noi riteniamo che la diversità di forme di precariato universitario vada superata, lasciando solo contratti a tempo determinato, rispettosi dei più banali diritti del lavoro. Colpisce infine che l’autore, dall’interno del sistema accademico, si scagli contro i precari attivi della ricerca, facendo di tutta l’erba un fascio, definendo baroni in pectore una categoria di studiosi che non hanno diritto di cittadinanza nell’Università e nella ricerca.
L’autore glissa sullo scontro in corso fra i precari e la conferenza dei rettori (Crui). Gli art. 145 e 146 della Finanziaria uscita dal Senato recepiscono l’impegno al superamento del precariato nelle Pubblica Amministrazione assunto dalla maggioranza di centrosinistra (pag. 41 del programma dell’Unione). L’art. 145 limita il ricorso a contratti precari e l’art. 146 prevede la stabilizzazione del personale precario con almeno 3 anni di servizio. La Crui, impegnata nella difesa dei propri privilegi di casta, chiede di escludere le università, pretendendo di arruolare lavoratori con contratti ai limiti del lavoro nero. Si assiste in queste ore ad un girotondo di emendamenti chiesti da una parte della maggioranza che, per l’applicazione dell’art. 145 alle altre Pubblica Amministrazione e della legge Biagi alle aziende private, renderebbero le università gli unici soggetti liberi di arruolare precari senza le tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori e prive dell’obbligo di assunzione dopo un certo numero di anni. Purtroppo, stretto tra i diritti di 65000 lavoratori precari e le pretestuose richieste di 80 rettori, il ministro ha scelto questi ultimi, smentendo gli impegni presi con i sindacati. Pur negando la volontà di emendare l’art. 146, il ministero afferma che esso non si applica alle università e sbandiera un reclutamento che è «straordinario» solo per l’esiguità dei numeri, respingendo così le legittime richieste di un’unica forma contrattuale rispettosa dei più elementari diritti del lavoro e di una stabilizzazione (che prevedrebbe una prova selettiva e non sarebbe una ope legis). Anche se la Crui nega l’esistenza dei precari ed afferma che ci sono solo un po’ di giovani assunti «per esigenze che si esauriscono nell’ambito del singolo progetto di ricerca», la realtà dice che 65000 lavoratori dell’università (il 52%) sono precari, un numero in costante aumento. Secondo le stime del «Libro Verde» in Italia mancano 30000 ricercatori stabili per rientrare nelle medie Ocse, mentre il reclutamento straordinario prevede appena 1700 concorsi l’anno, meno di quanti ne sono stati sempre «ordinariamente» banditi.
Assegnisti e Ricercatori Precari della Sapienza

Annunci

Tag: , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: