Mussi, i 20 milioni e le fesserie del Messaggero

Ormai un anno fa il governo stanziò, nella vecchia Finanziaria, 20 milioni di euro per l’assunzione “straordinaria” di ricercatori nelle università, assunzioni legate a concorsi banditi con nuove regole. A tutt’oggi questi concorsi straordinari (non certo nei numeri) non esistono. Un mese fa Mussi ha persino rinunciato a stabilire nuove regole, versando i 20 milioni nelle casse “ordinarie” delle università, che le avrebbero potuti così spendere “in altro modo”. Dopo le perplessità espresse su questo “spostamento” di soldi, è uscito un decreto del Ministero che chiarisce: tutti quei 20 milioni saranno spesi per il reclutamento di ricercatori. I concorsi – fatti col solito vecchio metodo – saranno banditi – chissà quando – solo dalle università “virtuose” (cioè quelle che già non spendono più del 90% del loro fondo ordinario per stipendi).

La cosa simpatica di questo valzer dei 20 milioni di euro per misere 1.000 assunzioni (a fronte di 60mila precari) è l’interpretazione della vicenda da parte del Messaggero (che conferma il nomignolo di Menzognero o Fessaggero con cui è conosciuto a Roma): “E Mussi fa una nuova sanatoria”.
E sostanzialmente lo confermano: sono dei bugiardi.

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6 Risposte to “Mussi, i 20 milioni e le fesserie del Messaggero”

  1. serpicanaro Says:

    è una sanatoria, piccolissima ma pur sanatoria è, perché tra i criteri per l’assegnazione dei fondi v’è il fatto che ci siano assegnisti e dottorandi nella sede che ha i soldi. E’ un riconoscimento dell’esistenza del precariato e della necessità che venga sanato, al di là dei miseri numeri in questione. Il Messaggero ha mancato di specificare che si tratta di una sanatoria “piccolissima”.
    Sul fatto che le università che hanno speso troppo non possono fruire di quei fondi è molto grave perché i precari pagano per le inefficienze dell’attuale classe dirigente delle università in deficit. I rettori in carica e i consigli di amministrazione responsabili di questi deficit finanziari dovrebbbero dimettersi.

  2. precariodellaricerca Says:

    L’assegnazione dei fondi teneva già conto di assegnisti e dottorandi, che valgono lo 0.5 e lo 0.8 di un ricercatore nell’ultimo modello di valutazione dei CIVR. Con la “sanatoria” non c’entra niente.

  3. serpicanaro Says:

    non ho capito bene la tua risposta.. la classifica del Civr non è l’unico criterio nell’assegnazione dei fondi, un altro criterio è la presenza di assegnisti e dottorandi, sono due criteri distinti ma che si incrociano.

    Ovvero: si danno i soldi alle sedi “migliori” (per il Civr) dove ci sono precari che aspettano. Quindi si dovrebbero sanare i ricercatori precari inseriti in dipartimenti più produttivi di altri. Mi sembra una politica di allocazione dei fondi ragionevole, che coniuga riconoscimento del precariato e sostegno alle strutture scientificamente più valide. Peccato “solo” che i fondi siano davvero ridicoli e assolutamente insufficienti…

    ovviamente io continuo a sognare un’università dove i precari non stanno attaccati al loro dipartimento per tutta la vita, ma hanno chances di carriera anche altrove… ma ciò non dipende da noi ma di chi governa questa benedetta università!

  4. precariodellaricerca Says:

    Non discuto. Intendo dire che non si tratta di una sanatoria, ma di un modo di individuare il numero di persone che lavorano in un posto includendo assegnisti e dottorandi. Però non è una novità, tutto qui. Per la verità, non è chiaro come i dati sul precariato nel punto b) del comma 1 dell’articolo 1 verranno utilizzati nel confinanziamento. Come al solito, al dunque manca la chiarezza.

  5. serpicanaro Says:

    dobbiamo abituarci all’idea che la sanatoria avvenga e averrà tramite concorsi… è l’unico modo politicamente ammissibile.

    in fondo non è paradossale affermare che, per come funziona l’università italiana, ogni concorso sia una sanatoria, giacché si tratta sempre di concorsi chiamati ad personam – com’è noto – per sanare appunto la situazione di qualcuno, bravo o asino che sia. In altri paesi “avanzati” non succede così: i dipartimenti hanno strategie aperte di reclutamento.

    In Italia ci vorrà ancora tempo prima che si arrivi alla situazione degli altri paesi avanzati. Se si arriverà mai.

    In ogni caso mentre fino a oggi i concorsi hanno prospettato esclusivamente soluzioni individuali, i concorsi del reclutamento straordinario dovranno prospettare soluzioni per collettività più o meno ampie di aspiranti ricercatori, che non riescono (non per colpa loro) a farsi chiamare un concorso per sé ma che hanno tutti i titoli per accedere al ruolo.

    La situazione è rosea allora? Aver scelto di fare i concorsi localmente fa sì che sia forte il rischio che i soliti più forti (non quelli meglio classificati nel Civr, che avrebbe più senso) si prendano tutti i posti messi disponibili.

    In più c’è il grosso problema delle università in deficit, che rischiano di rimanere fuori: i ricercatori precari “insediati” in quelle università rischiano di pagare sulla propria pelle per la finanza allegra di chi ha diretto quegli atenei. Questo fa rabbia.

  6. CambioTurno - Foggia Says:

    Saluti precari.

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