L’università ridotta all’osso

Mentre persino il ministero di Mussi comincia a deliberare sulle stabilizzazioni, l’autunno si preannuncia difficile: Padoa Schioppa ha già proposto la sua (originalissima) soluzione ai problemi del Paese (tagli al personale) mentre Nicolais propone oggi di abolire i contratti a termine nella pubblica amministrazione; il 20 ottobre si avvicina senza una chiara idea di chi e perché sarà in piazza e intanto in tv si chiacchera di precariato come due anni fa (senza che nel frattempo sia successo nulla per cambiare le cose). Proponiamo un’analisi della situazione, dal Manifesto del 9 settembre:

L’universita’ ridotta all’osso
LUCA TOMASSINI

“Quello che e’ certo e’ che non abbiamo tempo”. Cosi’ arringava, ancora fresco di nomina, alla Commissione Cultura della Camera il ministro dell’universita’ Fabio Mussi. Quasi due anni sono passati e quasi nulla e’ stato fatto, con l’eccezione di alcuni interventi per correggere le piu’ vistose storture provocate dalla riforma di Luigi Berlinguer.


Prima dell’estate Mussi ha annunciato un accordo con il ministro Padoa-Schioppa, teorico massimo dell’induzione di “comportamenti virtuosi” tramite strangolamento monetario. Si chiama “Patto tra governo e universita’” – ma forse sarebbe il caso di chiamarlo “Accordo tra governo e rettori” – ed e’ stato proprio in questi giorni ripreso nelle sei
striminzite paginette che il “Libro verde sulla spesa pubblica” (www.mef.gov.it) dedica all’argomento. Molti i mali indicati dagli austeri “esperti” del dicastero di Via XX settembre, con l’eccezione del dilagante precariato.
Sono menzionati proliferazione dei corsi di laurea, moltiplicazione delle sedi universitarie, rapporto studenti/docenti del tutto inadeguato, piramide rovesciata nella composizione del corpo docente, meccanismi concorsuali inefficienti e cosi’ (giustamente) lamentando. Risulta pero’ difficile sottrarsi all’impressione che i punti davvero al centro dell’attenzione siano ben altri: composizione “autoreferenziale” di Senati accademici e Consigli d’amministrazione, ovvero assenza nel loro seno dei privati, e “remunerazione rigida” dei docenti.
Problemi enormi, che si propone di affrontare riattivando antiche norme che alle universita’ con problemi di bilancio imporrebbero drastiche riduzioni del reclutamento (sic!) e la possibilita’ di aumentare ulteriormente le
tasse studentesche. Sul fronte sensibile dei finanziamenti, poi, Padoa-Schioppa si limita a garantire la certezza di un aumento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo, la principale forma di finanziamento delle universita’) almeno in linea con l’inflazione. Ovvero niente.
Non che dall’universita’ siano venute negli ultimi anni significative indicazioni di possibili vie d’uscita, ulteriore conferma che il degrado delle elite italiane non e’ certo circoscritto alla tanto vituperata classe politica (o casta che dir si voglia). Accade pero’ che qualcuno, ben consapevole di questi limiti, abbia tentato di segnalare alcune ragionevoli misure.
Il riferimento e’ al “Gruppo 2003”, un insieme di personalita’ (tutti scienziati, nessun “umanista”, tutti tra i piu’ citati nelle riviste internazionali) che tre anni or sono redasse un “Manifesto” con una serie di suggerimenti per rilanciare la ricerca scientifica italiana. Inascoltati dall’allora ministro Moratti, ci hanno riprovato con un interessante volume dal significativo titolo ‘La ricerca tradita’ (Garzanti, pp. 250, euro 16,50) a cura del direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera Tommaso Maccacaro.
L’analisi della tragica situazione in cui versano universita’ e enti di ricerca e’ condotta con dovizia di dati nel saggio di Giuliano Buzzetti e Isabella Maria Gioa sui “Numeri della ricerca scientifica in Italia”, mentre interessanti osservazioni sulla “Mancata internazionalizzazione” e le sue conseguenze sono svolte dallo stesso Maccacaro e dal docente di
patologia generale Alberto Mantovani. Con conclusioni ormai largamente note al pubblico e infatti convergenti con quelle del “Libro verde”, ma che hanno il merito di smentire qualche dannoso luogo comune sulle salvifiche virtu’ del mercato. Al centro della loro attenzione, forse perche’ immediatamente legato al tema del “declino”, e’ il prevalere nel tessuto
produttivo italiano di piccole e medie imprese sprovviste dei mezzi necessari. Sarebbe stato forse piu’ utile ricordare, come nel caso di un recente intervento su “lavoce.info“, che persino negli Usa circa il 95% del finanziamento alla ricerca e’ pubblico.
Tocca al fisico Giorgio Parisi e al direttore dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini l’onere della proposta. Il primo presenta con lucida pacatezza le richieste del Gruppo 2003: concorsi trasparenti e dunque nazionali, rapida istituzione di un’Agenzia per la valutazione del sistema universitario che possa orientare il flusso di risorse verso l’universita’,
reclutamento straordinario ma senza ope legis. L’inerzia, denuncia Parisi, significa accettare di fatto l’esistenza di atenei di serie A e di serie B e conduce inevitabilmente alla fine del valore legale del titolo di studio.
Ultimo ostacolo, questo, al dilagare della “formazione” privata. Garattini delinea invece i contorni dell’Airs (Agenzia italiana per la ricerca scientifica), nei suoi auspici organismo nel quale dovrebbero essere coordinati e unificati i troppi enti esistenti.
Interventi sui quali Mussi ha piu’ volte confermato il suo accordo. Eppure la sua proposta sui concorsi conferma lo strapotere delle commissioni locali e dunque delle peggiori consorterie, il decreto che avrebbe dovuto istituire l’Anvur (l’agenzia per la valutazione) e’ stato bocciato dal Consiglio di stato, sull’Airs siamo ancora alle dichiarazioni di intenti. E
ci sono addirittura 300 milioni di euro (fondi First 2007) non assegnati, mentre 20 milioni per il reclutamento di ricercatori saranno aggiunti al Ffo 2008 per via di un ritardo nella pubblicazione dei bandi. Insomma, non
riesce a spendere neanche i soldi che ci sono.
Sarebbe infine ingeneroso non menzionare il contributo al volume di Luigi Nicolais. Quando lo ha scritto era “solo” un docente di Tecnologia dei polimeri a Napoli, oggi e’ ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Chi volesse saperne di piu’ di “Ricerca, innovazione e reti di competenze” non deve perdersi questa piccola perla, fatta di “stakeholders”, “shareholders”, “fenomenologia dell’innovazione” e “governance complessa”. Un vero e proprio viaggio nella “filiera della conoscenza” (sara’ come quella del pomodoro?), naturalmente “curiosity driven”.

Una Risposta to “L’università ridotta all’osso”

  1. Risorse, Informazioni sul Mondo del Lavoro » L’università ridotta all’osso Says:

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