Archive for settembre 2007

Obtorto protocollo

28 settembre 2007

Dall’8 al 10 ottobre si vota per approvare o respingere il “protocollo sul welfare”. Possono votare tutti: lavoratori, pensionati, disoccupati. Basta presentarsi al seggio con documento che dimostri il proprio status.

Quale seggio? Dove stanno i seggi? Perché i sindacati non dicono dove si può votare? Per ora se ne sa ben poco. Nell’attesa che i sindacati forniscano qualche informazione, a spiegarvi il protocollo ci pensiamo noi, in sole 14 slide degne del semplicismo di Beppe Grillo: scarica qui la presentazione del protocollo sul welfare, linkala, falla girare.

Scarica la presentazione: pdf ppt

In altro modo

24 settembre 2007

(dal blog free lance)
Ricorderete che, un anno fa, il ministro Fabio Mussi girava per l’Italia sbandierando che avrebbe assunto duemila ricercatori in tre anni, anzi in pochi mesi, anzi no: diecimila in tre anni, o forse quattromila, no facciamo novemila e non se ne parli più – le cifre stanno qui. Avevano stanziato in finanziaria venti milioni di euro per le assunzioni nel 2007. Com’era prevedibile, un anno dopo siamo a zero, il bando che doveva uscire ad aprile non uscirà più, e quei venti milioni sono stati ridestinati altrove con un decreto estivo, che recita così:

“Al fine di garantire una più ampia assunzione di ricercatori nell’università e negli enti di ricerca […] le risorse non utilizzate sono destinate ad incremento dell’autorizzazione di spesa relativa al fondo di finanziamento ordinario”.

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Numero chiuso per ferie

17 settembre 2007

Viviamo in un sistema di mercato, regolato dalla legge della domanda e dell’offerta, lo sappiamo. A porre limiti e vincoli al mercato, che a volte si espande troppo, ci pensa lo Stato, attraverso le leggi. Una di queste leggi regola il mercato della domanda e dell’offerta universitaria, autorizzando gli atenei a limitare con il “numero chiuso” e (conseguentemente) con i “test d’ingresso” l’accesso ai corsi. Da tempo il ministro dell’università, Fabio Mussi, ripete che il numero chiuso andrebbe abolito o almeno limitato, ma i rettori non ne vogliono nemmeno sentire parlare. A parità di risorse finanziarie, non possono prendere più studenti, quindi sono “costretti” a limitare l’ingresso all’università.

Poi si scopre che la legge della domanda e dell’offerta, cancellata da una parte (coi test universitari), si ripresenta dall’altra, con il mercato dei test, parte del più grande mercato dell’aiuto allo studente. Se studiare diventa una condizione d’élite allora per mantenere lo status di studente universitario molti sono disposti a investire denaro, ed ecco così la proliferazione di servizi allo studente: ripetizioni, fotocopie, alloggi, bibliografie, tesine e tesi già fatte e – perché no? – test d’ingresso garantiti: tutto ha un prezzo, pagato – sempre e comunque – da famiglie e studenti, ultimo anello del mercato. Le famiglie che se lo possono – e vogliono – permettere pagano i servizi,  sempre più cari e sempre più esterni, l’Università sforna migliaia di laureati che considera in sovrappiù e assume con contratti sempre più precari per fare ricerca. Se non stacca l’assegno chi dovrebbe farlo, i costi del mercato universitario li pagheranno sempre di più gli studenti e le loro famiglie e di conseguenza lo pagherà – in qualità della formazione e della ricerca – questo Paese.

link: la pagina dell’UDU sul numero chiusoil canale “Trucchi per i test di ammissione” di Universinet

L’università ridotta all’osso

12 settembre 2007

Mentre persino il ministero di Mussi comincia a deliberare sulle stabilizzazioni, l’autunno si preannuncia difficile: Padoa Schioppa ha già proposto la sua (originalissima) soluzione ai problemi del Paese (tagli al personale) mentre Nicolais propone oggi di abolire i contratti a termine nella pubblica amministrazione; il 20 ottobre si avvicina senza una chiara idea di chi e perché sarà in piazza e intanto in tv si chiacchera di precariato come due anni fa (senza che nel frattempo sia successo nulla per cambiare le cose). Proponiamo un’analisi della situazione, dal Manifesto del 9 settembre:

L’universita’ ridotta all’osso
LUCA TOMASSINI

“Quello che e’ certo e’ che non abbiamo tempo”. Cosi’ arringava, ancora fresco di nomina, alla Commissione Cultura della Camera il ministro dell’universita’ Fabio Mussi. Quasi due anni sono passati e quasi nulla e’ stato fatto, con l’eccezione di alcuni interventi per correggere le piu’ vistose storture provocate dalla riforma di Luigi Berlinguer.

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Combattere il degrado negli atenei

12 settembre 2007

(ANSA) – ROMA, 3 SET – Anche il ministro Mussi aderisce alla campagna contro il degrado urbano. “Dopo i lavavetri e i parcheggiatori, colpiremo il racket dei ricercatori precari” ha dichiarato il baffuto leader della Sinistra Democratica. “Queste persone girano per le nostre città fuori da ogni regola. Lavorano senza contratto, in condizioni servili, e per pochi euro intimidiscono gli studenti durante gli esami con domande difficilissime”. Ma con il governo Prodi il vento è cambiato. “Prima del governo del centro-sinistra, molti di loro approfittavano di un generale clima di connivenza per rimanere nelle università e nei laboratori anche per anni. Noi abbiamo tagliato ancora i fondi per l’università e la ricerca, e molti di loro hanno capito che è ora di andarsene e trovarsi un lavoro onesto”. (free lance)

The big sleep

4 settembre 2007

Mentre tutti erano in vacanza la Corte dei conti ha sentenziato: l’operazione conti dormienti può partire. Le banche hanno tempo 6 mesi per avvisare con raccomandata (con avviso di ricevimento) i presunti correntisti “inattivi”. Poi ci sono altri 180 giorni da quando la raccomandata è stata ricevuta. Se nulla si sarà mosso, i soldi del conto passano al fondo. Il fondo servirà in gran parte per riscarcire le vittime dei crack finanziari (Parmalat, Cirio) e in minima parte per finanziare l’assunzione dei precari del pubblico impiego.

leggi l’articolo del Sole 24 ore del 17 agosto 2007

Chiamami L’Aquila

4 settembre 2007

Il 31 agosto scorso 20 ex precari (amministrativi) dell’università dell’Aquila hanno firmato un contratto a tempo indeterminato, in seguito ad avvenuta stabilizzazione in base al comma 519 della finanziaria. Sono i primi in tutta Italia. Speriamo non siano gli ultimi.

Rimandati a settembre?

3 settembre 2007

Secondo il “Messaggero” di oggi (3 settembre) Padoa Schioppa e il suo team di esperti del ministero dell’economia che stanno predisponendo la nuova finanziaria, stanno pensando – tra le altre cose – di rimandare la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Voi direte: ma come, la finanziaria dei tagli non era quella del 2007? Qualcuno dirà: ma come, e i manifesti dei 350mila precari assunti? Qualcun altro si chiederà: ma come, quindi avevano fatto male i calcoli?

Non lo sappiamo, e speriamo sia una burla del Messaggero. Fatto sta che sta scritto nero su bianco: “Torna in discussione la sanatoria dei precari” e “Tagliare il personale per i prossimi anni significherebbe innanzitutto bloccare, o almeno rinviare, la sanatoria dei tantissimi dipendenti con contratti a termine presenti nelle amministrazioni pubbliche”. Va detto che sullo stesso giornale si trova un’intervista al ministro della funzione pubblica Nicolais che sostiene che quello di Padoa Schioppa è uno sbaglio.

Leggi il primo articolo del Messaggero e l’intervista a Nicolais sullo stesso giornale.