Walter Moratti

C’è finalmente qualcuno che prende sul serio i precari della ricerca. Il candidato democratico W. Molti hanno pensato che quando i precari delle università di Roma scrivevano, qualche mese fa, “aridatece Moratti”, scherzassero, o comunque esagerassero. Forse lo pensavano anche i precari stessi.

Ma W no. W ha capito. Per questo ha dichiarato al Corriere della sera che, se fosse premier, chiamerebbe a collaborare con lui, proprio Letizia Moratti. Non Massimo, quello dell’Inter, ma proprio lei: l’ex ministra dell’università e dell’istruzione (cui aveva tolto l’aggettivo “pubblica” persino nel nome del ministero). Grazie, Walter.

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8 Risposte to “Walter Moratti”

  1. Carlo Says:

    Mi permetto di dissentire: a vedere cosa ha fatto Mussi e cosa la Moratti direi che quest’ultima è molto, molto meglio del primo. Direi anzi che è stata un ottimo ministro. A proposito: i cosiddetti precari, che contro di lei avevano alzato barrictae, occupato facoltà e rettorati, denunciato la distruzione dell’univeristà pubblica, ora se ne stanno zitti zitti e mogi mogi…

  2. Sandra Says:

    Questo governo: niente concorsi straordinari per ricercatori dove entrasse solo la gente piu’ meritevole — cosi’ come avevano promesso durante la campagna elettorale. Ma invece stabilizzazioni dove entra solo gente che si trova quasi per caso a soddisfare i requisiti senza guardare il merito. E ancora piu’ incredibile : NON E’ ANCORA USCITO IL PRIN 2007!!!!

  3. Lorenzo Says:

    @ Carlo: se leggi questo blog e le iniziative che ci girano intorno sai bene che nessuno sta facendo sconti a questo Governo e a Mussi in particolare. Detto questo, possibile che l’unica alternativa sia davvero ripigliarsi Letizia Moratti?

  4. Luca Says:

    Il fatto che ancora non sia uscito il PRIN potrebbe anche significare che si vogliono usare parte di quei soldi per le stabilizzazioni, o almeno per il rinnovo automatico dei contratti. Il che sarebbe positivo, anche perche’ i gruppi avrebbero meno soldi, ma non avrebbero piu’ da sostenere le spese per pagare il personale precario. Riguardo ai concorsi straordinari, non credo sia cosi’ ovvio che sarebbero meglio di stabilizzazioni basate sul servizio prestato, nel senso che sarebbero preferibili se fossero fatti correttamente, ma qualcuno ha mai visto un concorso da ricercatore del quale non si conosceva in anticipo il vincitore ed il cui esito non era il frutto di scambi, accordi e turnazioni mafiose? Se l’alternativa è premiare i protetti dei mafiosi piu’ potenti (e sappiamo bene questo e’ esattamente cio’ che avverrebbe!), molto meglio premiare chi in questi anni ha speso più tempo a tirare avanti la carretta. Sarebbe certamente poco meritocratico e un po’ ingiusto, ma fra due ingiustizie scelgo la minore.

  5. Sandra Says:

    ll problema e’ che la maggior parte dei contratti in essere sono stati dati con logiche piu’ mafiose dei concorsi da ricercatori mafiosi. Ergo… il male minore e’ fare concorsi invece di premiare chi senza merito ha fatto il tirapiedi al potente di turno.

  6. Lorenzo Says:

    E’ opinabile se sia piu’ meritocratico il concorso ad hoc o la sanatoria e se si siano commessi piu’ obbrobri con il ricorso al precariato o con i concorsi truccati e nepotisti. Probabilmente dipende anche da situazione a situazione. Pero’ se si ammette (e ormai lo ammettono tutti) che c’e’ stato danno in questi anni da parte del sistema (il sistema significa il Potere: dal governo fino ai baroni delle universita’ e degli enti di ricerca), dare la possibilita’ al sistema stesso di “selezionare” ulteriormente le persone attraverso i concorsi e’ uno strumento di riparazione del danno oggettivamente meno cristallino della sanatoria. Rischia anzi di perpetuare il dispotismo e la precarieta’. Il problema centrale e’ comunque nei numeri. Non si risolvera’ mai niente se continuano ad esserci poche assunzioni “piene” e tante precarie. Questo con qualsiasi metodo si attuino le assunzioni.

  7. luca Says:

    Premetto che non sono in grado di parlare di medie nazionali, ma solo di quello che ho visto nella parte di sistema (ristretta) che mi circonda. Innanzitutto si deve distinguere tra contratti precari assegnati senza concorso e contratti assegnati tramite concorso (come gli assegni di ricerca). I primi sono “ad personam” per loro stessa natura, i secondi sono “ad personam” in base al costume accademico, quindi secondo le stesse logiche dei concorsi da ricercatore mafiosi. Pero’ e’ anche vero che, girando un po’, un assegno da qualche parte lo si trova sempre, magari cambiando gruppo o ateneo, perche’ esistono gruppi che hanno assegni e non persone. Insomma, data la maggiore disponibilità, dietro agli assegni non ci sono gli stessi nauseabondi intrallazzi, scambi e favori mafiosi che caratterizzano i concorsi da ricercatore, anche se rimane la stessa logica del nome noto in anticipo (e quindi la non-meritocrazia).
    Questo significa che lo status di “precario storico” può essere frutto di asservimento al sistema mafioso, oppure anche semplicemente di perseveranza. E chiaramente si tratta di un mondo eterogeneo formato da persone che hanno lavorato realmente, persone che sono state a casa e persone che hanno fatto il tirapiedi/portaborse/politicante (e, se hanno ben lavorato, non sono neanche tanto preoccupate della precarietà, perche’ sanno che il prossimo concorso truccato è loro).
    Insomma, secondo me la dicotomia è sempre la stessa: o assenza di meritocrazia per mafia concorsuale, o assenza di meritocrazia per mancata selezione. Il che significa che o entrano alcuni bravi raccomandati e alcuni nullafacenti raccomandati e i bravi non protetti restano fuori, oppure entrano tutti i bravi e tutti i nullafacenti.

  8. ertansin@hotmail.it Says:

    A tutti i precari dell’università che vorrebbero e aspettano concorsi meritocratici che non arrivano mai.

    Il ministro Mussi sembrava fosse partito con il piede giusto ma ora sembra aver tirato i remi in barca, sta pensando ad altro, non certo ai problemi di cui si dovrebbe occupare – cioè principalmente a operare per un’università fondata sul merito e sul lavoro effettivo in cui il 100% dei fondi (e non solo le ciliegine!) vengono distribuiti secondo la produzione scientifica e i risultati didattici. Da questa università chi non lavora e non produce andrebbe cacciato via (anche se ha il posto “fisso”).

    I concorsi andrebbero aboliti, basterebbero delle graduatorie stilate sulla base di criteri oggettivi (pubblicazioni, impact factor, posizione del nome sugli articoli, citazioni, attività didattica valutata dagli studenti). Le graduatorie potrebbero essere messe su internet e aggiornate periodicamente per stabilire i nuovi reclutamenti. Così tutto sarebbe alla luce del sole e veramente (non come oggi…) si saprebbe già chi deve entrare – perchè lo merita! – ogni volta che c’è bisogno di nuovo personale.

    E’ troppo comodo per i baroni ripararsi sotto l’egida dell’ “autonomia universitaria”. Questa situazione va cambiata. Adesso infatti, autonomia universitaria significa poter fare con i soldi dello stato quello che ogni “barone” vuole. Se ci deve essere autonomia questa deve essere anche economica, cioè i finanziamenti devono andare solo là dove si produce (vanno meritati e non ricevuti in regalo!). Solo allora l’autonomia sarà autentica.

    La situazione, per ora, è peggiore di quella lasciata dalla Moratti. Non se ne può più, dobbiamo fare uno sciopero in autunno 2007 che interrompa la didattica in modo evidente, faccia vedere veramente quanto peso è sulle nostre spalle e provi a far passare i criteri che ho esposto sopra.

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