Docenti a contatto

Pubblichiamo una lettera inviataci da un professore a contratto di Roma: 

Spesso c’è una percezione distorta dell’effettivo carico di lavoro di un professore a contratto. La questione senza dubbio merita un approfondimento. L’articolo sull’Unità, dal mio punto di vista di professore a contratto che insegna ad architettura a Roma, è sostanzialmente corretto.

La percezione che io ho del mio lavoro all’interno dell’università è quella di tenere un corso, il che vuol dire redigere un programma, preparare delle esercitazioni, preparare le singole lezioni, svolgerle, partecipare alle riunioni di coordinamento didattico, svolgere una serie di incombenze burocratiche, fare gli esami, reperire i tirocini dei ragazzi (entrando in contatto con chi li può accogliere), programmare e seguire i tirocini, seguire le tesi di laurea facendoli venire a studio e partecipare alle commissioni di laurea.
In più, ma questo forse riguarda quasi solo architettura, i lavori progettuali hanno bisogno di essere seguiti attraverso revisioni, personali o per gruppi, che di norma si prolungano oltre la fine delle lezioni, durano molte ore, e si ripetono in vista di ogni appello.
Peraltro sono tenuto a fare gli esami anche agli studenti che si presentano dopo sei mesi, un anno o due, purché abbiano seguito il mio corso. Il mio caso personale, di avere cambiato collocazione nell’ordine degli studi più volte, fa sì che per ogni sessione d’esame io debba fare gli esami di diversi corsi, pur essendo titolare di un solo insegnamento, per smaltire gli arretrati.

Da un anno ho scelto di fare un solo corso nel secondo semestre, per poterlo fare bene. In passato, quando facevo lezione sia al primo che al secondo semestre credo che il mio lavoro non fosse molto diverso da quello di un professore associato. Di sicuro il mio impegno era superiore a quello di alcuni professori ordinari che hanno l’abitudine di delegare la presenza in aula ai loro assistenti.

Allora, con questo non voglio dire che sarebbe giusto per me percepire uno stipendio alto. E’ vero che io faccio anche altro, ovvero la libera professione, ma dai miei calcoli l’attività di docenza mi assorbe 40/50 ore al mese per i 4 mesi di maggiore impegno, 20/25 ore al mese per altri 6 o 7 mesi ed è praticamente assente solo ad agosto. Si tratta di circa 300 ore distribuite durante tutto l’anno. Ovvero di un sesto della mia capacità lavorativa potenziale. In realtà un quinto di quella
effettiva. E fra le migliori energie, perchè per parlare in pubblico è senza dubbio un’attività stancante.

Tutto questo a fronte di un impegno ufficiale di 60 ore che da contratto è retribuito 6 euro lordi l’ora. Quindi 360 euro l’anno.

Credo che uno stipendio di 500 euro al mese, per tutto l’anno, sarebbe più equo. Mi permetterebbe di distrarre queste energie dal mio lavoro senza riceverne un danno economico, e che questo si tramuterebbe anche in un miglioramento di ciò che do agli studenti, per tanti motivi.

Questo è quanto. Credo che precari della ricerca e precari della docenza si debbano in qualche modo riunire, per far sentire di più e meglio la propria voce, ma non, almeno credo, per portare avanti le stesse rivendicazioni. Chi lavora tutti i giorni per 8 o 10 ore è in una condizione diversa da chi, mediamente, dedica 1 ora e mezza al giorno del suo tempo all’università. Eppure entrambi, in misura diversa, risentiamo della mancanza di investimento sulla formazione e sulla crescita culturale del paese, e possiamo rivendicarla insieme.

Come professori a contratto di architettura, da un po’ di tempo ci stiamo organizzando, e visto che siamo 550 e da noi dipendono più della metà dei crediti formativi erogati, siamo ben oltre le statistiche citate da de masi nell’articolo dell’unità a cui si faceva riferimento.

__________

Gianluca Adami
coproco.architettura@gmail.com

Una Risposta to “Docenti a contatto”

  1. Antonello Santarelli Says:

    Carissimi colleghi, ho letto l’informativa che mi ha spedito un collega a proposito del decreto riguardante i contratti
    > (“http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx?doc=980”) e ritengo che sia l’ennesima vergogna ideata in questo paese.
    > Se leggete bene parla, già dalla prima pagina, di conferimento da parte dell’Università di incarichi gratuiti o retribuiti, anche pluriennali.
    > Parlare di un contratto a titolo gratuito è immorale, visto che un contratto, per sua natura, stabilisce diritti e doveri fra le parti, in questo caso, vista la natura gratuita contemplata, saranno previsti solo i doveri da parte del contrattista, inoltre, quando c’é, il compenso è stabilito a monte da ogni singola università, in barba ad ogni forma di contrattazione di mercato. In ogni libera contrattazione il prezzo viene stabilito da un equilibrio fra le parti, mentre in questo caso è l’istituzione che decide unilateralmente in base ai propri bilanci (Art.4.3): ci troviamo di nuovo di fronte ad un soggetto forte da una parte e una massa di poveri morti di fame disposti a tutto dall’altra. Alla faccia della democrazia!
    > Si conferma inoltre il fatto che il contrattista, a fronte di un forse compenso non discutibile, deve assolvere ad una serie di doveri esattamente come i docenti strutturati con normale contratto, quali: lezioni, esercitazioni, seminari, ricevimento e assistenza agli studenti, partecipazione agli esami di profitto e di laurea, nonché ulteriori e specifici impegni d’orario per l’orientamento, l’assistenza e il tutorato, la programmazione e l’organizzazione didattica e l’accertamento dell’apprendimento (Art. 3.1.a) Sarebbe anche prevista la partecipazione agli organismi didattici, ma, ovviamente le direzioni si guardano bene dal far anche solo assistere alle decisioni i professori di serie B. Se questo non è uno scherzo, mi sembra veramente una situazione drammatica.
    > Inoltre, le partecipazioni di personale esterno nascevano con l’idea di dare la possibilità agli studenti di poter assistere a lezioni tenute da specifici professionisti su specifici argomenti, ad esempio: un ingegnere aereospaziale della Alenia Spazio che tiene seminari sulllo specifico del suo lavoro. Invece è ormai istituzionalizzata la prassi per cui vengono ricoperte normali cattedre rientranti nei quadri didattici, non attraverso normali contratti di lavoro, ma con l’uso indiscriminato di contratti esterni, ovviamente più economicamente vantaggiosi, se non addirittura gratuiti, con la scusa, riscritta ogni anno, di un carico straordinario di lavoro gravante sull’istituzione.
    > Ovviamente il Ministero ha ben pensato di mettersi a riparo con un’ulteriore specifica (Art.2.4) in maniera da non dover riconoscere in futuro alcun diritto a coloro a cui a rubato tempo, lavoro e competenze: “L’attività svolta non dà luogo a diritti in ordine all’accesso nei ruoli delle università” (Art2.4).
    > Insomma, letto anche l’articolo uscito su Italia Oggi il 2/08/08 se tutto ci va bene ci beccheremo un bel contratto di due anni a titolo gratuito, così ognuno di noi si potrà pagare agevolmente bollette e affitti di casa.
    > Con affetto
    > Antonello Santarelli docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti L’Aquila

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