Le università hanno facoltà

Il 25 luglio scorso il ministero della funzione pubblica ha risposto alla CRUI (Conferenza dei rettori) che chiedeva lumi sulle stabilizzazioni nelle università italiane. Dopo una lunga premessa, in cui si ribadisce che dalla stabilizzazione sono (“almeno in questa fase”) esclusi tutti coloro che non sono contrattualizzati (ovvero i ricercatori) e che non hanno i famigerati tre anni a tempo determinato, ovvero i precari t.d. amministrativi, si passa al “vero” punto: ovvero la “proroga ex lege” fino all’avvenuta stabilizzazione. Secondo la lettera inviata alla CRUI “si ritiene che sia facoltà dell’Università considerare la stessa, in quanto “anticamera” di un’assunzione a tempo indeterminato e quindi di ingresso nei ruoli, al di fuori delle spese che concorrono a determinare il limite”…

In sostanza le università hanno facoltà di comportarsi come credono, ma possono considerare i soldi che usano per le proroghe al di fuori dei vincoli imposti attualmente alla spesa per i lavoratori a tempo determinato nel pubblico impiego. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

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