Precari del nostro ambiente

Mentre la polizia ha deciso di picchiare un po’ di gente che non vuole l’immondizia sotto casa, a Serre, forse non tutti sanno che a fare “valutazione ambientale” ci sono tre istituzioni principali, che si occupano (o si dovrebbero occupare) tra l’altro di TAV, di Ponte sullo stretto, di carbone a Civitavecchia, scorie a Scanzano e discariche in Campania.

Sono il ministero dell’ambiente e due enti di ricerca che al dicastero di Pecoraro Scanio fanno riferimento: l’Apat e l’Icram.

Tutti e tre questi enti sono pieni di precari:

Al ministero dell’ambiente i precari sono 569 su circa 1100 dipendenti, all’Apat [agenzia per la protezione dell’ambientale e per i servizi tecnici] i precari sono 511 su 1129 dipendenti, all’Icram [istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare] addirittura i precari sono 239 su 300 lavoratori dipendenti.

Oggi, 14 maggio, la “Sinistra europea” ha organizzato un convegno proprio sull’ambiente precario, il cui tema principale è “Il legame tra precarietà del lavoro e capacità di svolgere funzioni pubbliche di garanzia per la tutela dell’ambiente”. Sapranno centinaia di precari valutare in modo stabile l’impatto ambientale delle “grandi opere”?

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