Stanchi di sperare

Oggi sul “manifesto” è uscito un articolo sulla manifestazione di domani (11 maggio), a firma di Sara Farolfi. Eccolo:

Domani manifestazione nazionale dei precari di enti pubblici, ricerca e università
I ricercatori: «Stanchi di sperare»
Sara Farolfi

«Precarietà», «università» e «ricerca», quante volte le avete sentite queste parole? C’è da pensare che continueremo a sentirle ma i fatti, anche a volere fare un «bilancio onesto», restano «pochi e insoddisfacenti» a un anno dal cambio di governo. «Il futuro della ricerca resta sfocato, e noi abbiamo aspettato abbastanza» dicono i precari degli enti pubblici di ricerca e dell’università che domani manifesteranno davanti al ministero dell’Economia. Una manifestazione nazionale autorganizzata dai coordinamenti di diverse città italiane – e che ha raccolto l’adesione dei sindacati di base (Cobas, Usi e Rdb) e l’appoggio dei confederali (Cgil, Cisl e Uil) – per chiedere al governo assunzioni, un aumento dei finanziamenti pubblici e regole trasparenti che garantiscano autonomia a chi lavora nella ricerca.

«Inutile girarci intorno – taglia corto Lorenzo Cassata, 33 anni, che da cinque anni lavora con contratti a tempo determinato, rinnovati di anno in anno all’Istat – La questione è principalmente di ordine economico». Almeno per quanto riguarda i lavoratori degli enti pubblici di ricerca. La legge finanziaria prevede un percorso di stabilizzazione per chi ha un contratto a tempo determinato negli enti pubblici (oltre che per il personale amministrativo dell’università), «ma applicarla è il primo problema – incalza Lorenzo – dato che poi i singoli enti sono finanziariamente con l’acqua alla gola». Per non
dire del fatto che i tempi determinati coprono una percentuale irrisoria del precariato, non superando la soglia del 10%. Tutto il resto, ossia quella nutrita platea di cococò, assegnisti e borsisti resta fuori.
E non è che nel mondo universitario le cose vadano meglio. I ricercatori dell’Università sono esclusi dai provvedimenti della
Finanziaria. C’è il piano straordinario di reclutamento varato dal ministro Mussi, «ma non ci sono i soldi, e finora neppure i concorsi».
Andrea Capocci, trentaquattrenne assegnista alla Sapienza, prova a fare due conti. «Un ricercatore costa all’Università circa 30 mila euro lordi all’anno e sono stati stanziati 20 milioni – spiega – Bene che vada si arriva a poco più di 600 persone». Su una platea di circa 55 mila precari, di cui 40 mila docenti a contratto e il resto assegnisti, collaboratori di ricerca e volontari. «Le persone si sentono precarie perché il sistema è precario – spiega Andrea – Un contratto a termine diventa un problema perché sai che alla scadenza è probabile trovarsi senza prospettive». Complessivamente i precari della ricerca, tra enti pubblici e università, sono circa 60 mila persone. «Una cifra calcolata per difetto – dice Enrico Panini, segretario generale Flc Cgil – E uno dei problemi è che non esiste neppure un’anagrafe del precariato in questo settore». La Cgil ha organizzato un’assemblea sindacale per domani, in sostegno alla manifestazione. Mentre loro, gli invisibili della
ricerca, improvviseranno, in via XX Settembre, una «caccia al tesoretto».

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Una Risposta to “Stanchi di sperare”

  1. 11 maggio: rassegna stampa di venerdì « Says:

    […] manifestazione sono usciti due articoli sui principali quotidiani, come il giorno prima. Invece di Manifesto e Liberazione, stavolta i giornali a parlare del presidio dei precari della ricerca sono stati Il […]

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