Archive for febbraio 2007

Ricerca e università: quanti siamo?

27 febbraio 2007

numeriOggi l’Istat ha fatto uscire un voluminoso tomo (in pdf) che raccoglie le statistiche sulle amministrazioni pubbliche. Sono dati del 31 dicembre 2003, ovvero di 3 anni fa, ma comunque è interessante leggere alcuni dati.

In tutto il pubblico impiego erano impiegate 3 milioni e mezzo di persone. 2 milioni dipendenti dall’amministrazione centrale (quasi la totalità dai ministeri, di cui 1milione e 100mila sono dipendenti della scuola, e pochi da altri enti, come i 22mila degli Enti pubblici di ricerca).  1 milione e mezzo erano invece i dipendenti di amministrazioni locali (regioni, province, comuni, Asl, Ospedali e università). L’università contava 130mila lavoratori. In totale i lavoratori a tempo determinato erano 400mila, in tutta la pubblica amministrazione, compresa la scuola.

Da notare che il 31 dicembre 1999 (4 anni prima) i lavoratori a tempo indeterminato erano sostanzialmente gli stessi (circa 3milioni e 100mila), mentre quelli a tempo determinato erano 230mila.

I dirigenti della pubblica amministrazione erano poco più di 6mila (lo 0,2% del totale, di cui l’89% uomini), con uno stipendio lordo medio di 134mila euro annui, contro una media di 28mila euro.

Al 31 dicembre 2003 risultavano 3mila lavoratori con contratto a tempo determinato negli enti di ricerca e 27mila nelle università.

Tra i lavoratori della ricerca circa la metà (11mila) lavorava nel Lazio, dove hanno sede quasi tutti gli enti di ricerca, e la stessa percentuale valeva per i tempi determinati (circa 1.500), mentre 11mila addetti delle università lavoravano nella stessa regione (fra questi circa 2.800 con contratto a tempo determinato).

I precari degli enti di ricerca sono metà maschi e metà femmine (1.500 a testa), mentre solo 11mila sono le femmine a tempo determinato nelle università (su 27mila)

Nelle tabelle non esistono altre forme di precariato nella ricerca: co.co.co., assegnisti, borsisti, dottorandi, collaboratori di vario ordine e grado.

Nel 2003 sono state assunte (davvero, non a tempo determinato) nella pubblica amministrazione circa 56mila persone. Ma di queste, 24mila risultano semplici passaggi da un’amministrazione all’altra. Per concorso sono entrate 21mila persone, di cui 20 (venti) negli enti pubblici di ricerca e 500 nelle università. Interessanti le “altre cause” che hanno visto aumentare gli organici degli enti di ricerca di 17 (diciassette) unità e le università di ben 392.

Tutto il personale degli enti pubblici di ricerca (guardando al costo del lavoro) sono costati allo Stato nel 2003 meno di 1 miliardo di euro. Poco più di 6 miliardi il costo annuale dei lavoratori delle università.

Seguono un bel po’ di altri dati, che potete leggere da soli scaricando il volume.

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Professore d’informatica a contratto: come funziona l’università

27 febbraio 2007

IT, università a porte chiuse
di Simone Brunozzi – In Italia valgono ancora le solite regole per fare carriera. Anche quando si tratta di materie essenziali come l’Informatica e anche quando in ballo c’è un forte e riconosciuto impegno personale del docente

Roma – Mi chiamo Simone Brunozzi, e alcuni di voi mi conoscono per alcuni articoli che ho pubblicato qui su Punto Informatico nel corso degli anni. Oggi vorrei raccontarvi della mia esperienza come docente universitario di informatica, e di come questa esperienza sia finita nella solita maniera “italica”. Spero, con questo, di dare un ulteriore spunto di riflessione ai giovani per la loro carriera professionale o accademica.

Dopo alcuni mesi in California (UC Irvine) per una borsa di studio, ad inizi 2004 sono tornato in Italia perché avevo vinto un posto come professore a contratto presso l’Università degli Studi di Perugia, al Corso di Informatica. Pensavo che potesse essere l’inizio di una carriera accademica, e quindi ho preso molto seriamente questo impegno.

leggi il seguito su Punto Informatico

E’ tutto pronto

26 febbraio 2007

Secondo Nicolais, ministro in regime transitorio, per assumere i precari, anche quelli dell’università, è “tutto pronto”.

Dobbiamo credergli? Se vediamo all’efficienza con cui è riuscito a “derogare” alla finanziaria per aumentare i compensi di Pippo Baudo per San Remo, dovremmo essere fiduciosi.

Una soluzione: chiudere tutto

23 febbraio 2007

Non si vogliono assumere nuovi ricercatori, né nuovi docenti. Si vogliono eliminare i precari che da anni insegnano e fanno ricerca. Si vogliono risparmiare soldi.

Una possibile soluzione reale al problema la vediamo applicata già a Roma nel settore della scuola.

In varie scuole di Roma infatti le scuole sono rimaste chiuse, per mancanza di insegnanti. Un bel risparmio.

Meno 17 tuo!

23 febbraio 2007

Se n’è accorto anche “il manifesto”, che oggi dedica alla questione degli stipendi dei dottorandi il fondo della pagina 12.

Solo che quelli che noi avevamo indicato come 15 euro in meno, sono in realtà, secondo “il manifesto”, ben 17.

Una diminuzione di 17 euro, al mese. 17, che porta pure zella.

Continua per leggere l’articolo del manifesto di oggi:

(more…)

I figli dell’università di Messina

23 febbraio 2007

Riprendiamo alcuni brani della lettera di un precario dell’università di Messina, pubblicata sul sito IMGPress:

[…] A partire dall’anno 2004, allorquando l’attuale Rettore è subentrato al suo precedessore, Gaetano Silvestri, i rinnovi contrattuali concessi dal locale Ateneo a una larga fetta di precari a tempo determinato sono consistiti in pochissime mensilità di servizio (ma sarebbe più appropriato definirle “elemosine”), distribuite con criteri a dir poco arbitrari e spesso senza parità di trattamento tra tutti i contrattisti coinvolti. (more…)

Wind: Alimenta la catena di San Precario

22 febbraio 2007

**contribuisci a spezzare le catene della precarietà**

Nei primi giorni di questo caldo gennaio 2007 Wind/Infostrada ha comunicato, prima informalmente e poi ufficialmente, di voler esternalizzare alcuni servizi e, conseguentemente, i 275 dipendenti del call center di Sesto San Giovanni ( Mi ).
Ciò che accade in Wind è anche un tuo problema. E’ un problema di noi tutti/e Ti chiediamo, quindi, che tu sia o meno un cliente Wind, di partecipare alle due azioni di supporto:

ACTION 1 -> MAIL STRIKE
Compila il form e intasagli la mail.

ACTION 2 -> CALL STRIKE
chiama, chiama e richiama ancora il 156.
Non gioire se prendi la linea, gioisci se trovi occupato !

[ Partecipa alle azioni da questo link ]

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Approfondimenti WINDers
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**Wind: perchè 275 lavoratori via in un soffio?**

**Esternalizzazioni alla Wind: i come e i perchè in un’intervista**

**Wind, spensieratezza ed evasione nelle esternalizzazioni**

**Wind: un po’ di numeri…del 2006**

**Visita il loro Blog**

Scienza e precariato

20 febbraio 2007

di Andrea Capocci

 M. Carolina Brandi
Portati dal vento. Il nuovo mercato del lavoro scientifico: ricercatori più flessibili o più precari?
Odradek 2006, pp.200, euro 15,00

Ordina su Ibs

Può sorprendere che uno studio denso di tabelle e analisi statistiche sia pubblicato da un’editrice militante (che non vuol dire approssimativa) come Odradek. Tuttavia, malgrado lo stile accademico, l’immagine del mondo della ricerca italiana che emerge dall’analisi di M. Carolina Brandi non perde in impatto, anzi: si rafforza proprio per l’ampiezza della documentazione e la complessità del tema, trattato senza semplicismi. La questione è di strettissima attualità: le conseguenze della diffusione endemica di forme di lavoro atipico nelle università e negli enti di ricerca. Brandi e la sua équipe dell’Istituto di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR chiariscono un dubbio: la precarizzazione del lavoro di ricerca si è tradotta in un formidabile boomerang per la stessa comunità scientifica. In questi anni, e non solo negli atenei, la flessibilità del rapporto di lavoro è stata giustificata dalla necessità di svecchiare, fluidificare e rendere più efficiente l’organizzazione produttiva. Ebbene: per quanto riguarda la produzione e la trasmissione di conoscenze, il “core business” di ricerca e università, la precarietà non ha portato nulla di tutto ciò. Al contrario, ha finito per aggravarne i difetti storici. La ricerca di Brandi, dunque, smonta diversi luoghi comuni.

continua a leggere su “Galileo” 

Università a porte chiuse

20 febbraio 2007

Sono stati riaperti gli stadi, dopo qualche serata di lacrime di coccodrillo, ma subito si è pensato bene di chiudere qualcos’altro. Una cosa a caso? L’università.

Venerdì scorso un dibattito annunciato da settimane sul movimento del ’77, organizzato nella facoltà di Lettere dell’Università di Roma “La Sapienza”, si è tenuto sulle scale del rettorato, perché il preside ha pensato bene di chiudere i portoni agli studenti.

Ieri, lunedì, invece, a Milano, Amato e Padoa Schioppa sono stati invitati a parlare alla Statale. Ma l’aula era chiusa, per decisione del rettorato, agli studenti, per “motivi di sicurezza”. Gli studenti sono stati invitati ad assistere in un’altra aula, in videoconferenza.

Il prossimo passo della strategia di sicurezza sarà probabilmente quello di chiudere direttamente tutte le università e invitare gli studenti a guardarsi la televisione, a casa.

Mussi nomina tutti

17 febbraio 2007

Chi ci valuterà? Come ci valuterà? Chi sceglie e valuta i valutatori?

Queste domande circolano nel mondo universitario e della ricerca, da quando il ministro Mussi ha deciso di cambiare il nome all’agenzia di valutazione, qualche mese fa.

La risposta alla prima domanda è pronta: i valutatori sono valutati da un esperto: Mussi stesso. Lo ha deciso Mussi.

Di seguito potete leggere il comunicato dell’ANDU sulla questione:

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