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Oggi pomeriggio, virtualmente, si poteva dialogare con il potere.

Sul sito dell’Unità era di scena Mussi in videochat, mentre sul sito dell’ambasciata italiana a Londra si svolgeva una videoconferenza con il sottosegretario Modica, altri illustri esponenti accademici e i ricercatori italiani in Inghilterra.

Mentre il ministro dell’università della ricrca si è concentrato soprattutto sulla “sinistra” e sul suo futuro (le sagge e forti, vibranti parole sulla ricerca le ha riservate per un’intervista all’Espresso), neanche la lontananza geografica dall’Italia ha impedito ai ricercatori in terra straniera di contestare governo e rettori, come documentato sul blog “Science backstage”.

Ma è l’ultima parte dell’intervista a Mussi dell’Espresso che piacerà a tutti i precari, in Italia e all’estero.

“[…] Assumeremo più ricercatori possibile, certo. Perché il mio obiettivo è di averne 30 mila nel giro di dieci anni. Ma le assunzioni saranno fatte valutando storia e meriti individuali”.

30mila… in 10 anni. E pensare che ci sono 50mila ricercatori precari, oggi. Nel giro di 10 anni c’è tempo per creare almeno altrettante “storie e meriti individuali”. Storie precarie, meriti precari.

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