Problemi valutari

La finanziaria ha istituito l'”agenzia di valutazione” per la ricerca. Un vanto, per il ministro Mussi.

Certo, se si pensa che un’agenzia che valutava la ricerca già esisteva, e che quindi si tratta solo di un cambio di nome, diventa un vanto minore, ma le valutazioni su questo punto lasciamole a qualcun altro.

Per valutare se questa nuova agenzia funzionerà meglio della precedente bisognerà certamente attendere i prossimi mesi.

Intanto sono usciti in questi giorni alcuni articoli che hanno a che vedere con la valutazione.

Qui ci sono le classifiche delle valutazioni del MIUR sulle università italiane, che consigliano di andare a studiare a Trento.

Qui sul sito di Roberto Perotti, della Bocconi di Milano, a novembre è uscito il nuovo “bollettino” da lui curato sui concorsi nelle università, da cui risulta che i commissari che valutano i candidati hanno – spesso, forse sempre – meno titoli dei candidati.

Gli ha risposto, sul riformista, Maria Cristina Marzucco, dell’università La Sapienza di Roma, sostenendo che non bastano le pubblicazioni per valutare.

Quindi riassumendo da una parte non si capisce perché bisognerebbe valutare le università e la ricerca allo scopo di finanziare chi già funziona meglio (parrebbe un po’ un controsenso),  dall’altro il problema di chi, come e perché vàluta è del tutto aperto.

Intanto i precari aspettano, mentre ferve il dibattito, che qualcuno li valuti. E, intanto, mentre aspettano, valutano il governo e i suoi atti.

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