L’attualità del monetarismo

Secondo alcuni saggi opinionisti (Giavazzi, Ichino, Scalfari, ma la lista è piuttosto lunga) le università e la ricerca dovrebbero smettere di prendere soldi dallo stato ed essere finanziate direttamente dalle famiglie.

“Fuori lo stato dalla ricerca” potrebbe essere il loro slogan.

Il governo in carica sta approntando una finanziaria che, pur non dando piena soddisfazione ai saggi di cui sopra, diminuisce i fondi alla ricerca, inserendosi quindi nella direzione da loro indicata.

E’ per questo che gli studenti di Roma hanno deciso di continuare nel solco tracciato dai grandi saggi dei giornali. Domani saranno al Senato per portare alcune monete al “governo amico”.

Leggi il comunicato:

Sit-in sotto il Senato: porta una moneta anche tu al governo amico!

 

Le università nella maggior parte dei Paesi europei, non solo in Italia,

funzionano in base a quattro principi, tutti sbagliati:

l’istruzione universitaria non è pagata dalle famiglie, ma dai contribuenti […]

 

Francesco Giavazzi, dal Corriere della Sera

In effetti dovevamo pensarci prima. Quale sciocca e insopportabile pretesa, scaricare sui contribuenti le spese di università e ricerca!

Che ci pensino le famiglie degli studenti, e quando le famiglie non possono, che ci pensino gli studenti o i ricercatori! Che ognuno si paghi la sua università, che ognuno si paghi la sua ricerca. Qualora anche i soldi delle famiglie non bastano, allora che i rettori si rimbocchino le maniche e, oltre a mandare a casa i “fannulloni”, si sforzino di reperire fondi e sostegno da parte di investitori privati (chi? cosa? quando mai?)!

La nostra ottica rimane ancora ristretta e incapace di fare i conti con i tempi. L’economia della conoscenza trasforma il cervello e il linguaggio in principali risorse produttive, dunque ognuno provveda ai suoi strumenti, il mercato farà il resto!

Lungi dall’essere un punto di vista massimalista o estraneo al lessico politico del governo di centro-sinistra la proposta di Giavazzi vede nella Finanziaria in discussione in Senato un solido alleato. Lo hanno capito persino i Rettori che in alcuni casi – è il caso di Padova – scelgono di diventare “disobbedienti” e di sciogliere, attraverso lo sciopero fiscale, la morsa del decreto Visco-Bersani. Ridurre le spese intermedie significa prendere l’università “per fame”, riducendone riscaldamenti, illuminazione, funzionamento delle strutture di servizio. campagna di responsabilità: porta anche tu una moneta al\nparlamento e al governo!

\n\nFinalmente studenti e precari che si assumono il peso della\nloro detestabile scelta di studiare o di fare ricerca e che pagano ciò che\nhanno furbescamente sottratto ai contribuenti!

\n\nAffinchè contribuenti e governo abbiano più soldi da dare a\neserciti, polizie, guerre e armi.

\n\nAffinchè i fannulloni se ne vadano a casa. Affinchè nel\npaese ci si più guerra e meno cultura!

\n\nCi sembra un modo ottimo di dare un contributo alla\ndevastazione del paese che, con zelo e arroganza senza pari, il governo di\ncentro-sinistra sta perseguendo con la Finanziaria e con le minacce di una “Fase\n2” dove le lacrime non avranno più distinzione di classe.

\n\nUn euro per il governo, meno studenti, meno ricerca!

\n\nUn gesto di buona volontà!

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A Roma inizieremo questa campagna con il sit-in\npromosso dai Cobas e dai lavoratori della scuola sotto il Senato.

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Giovedì 7 dicembre ore 10.

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\n\nPer non abbandonare alla solitudine il governo amico\nmentre distrugge l’università, la scuola, la ricerca!

\n\n\n\n\n\nStudenti e precari de La\nSapienza”,1] ); //–>

Ribellarsi a tutto questo vorrebbe dire garantire margini minimi di agibilità al senso comune e a un uso non tecnocratico dell’intelligenza. Ma di questi tempi invocare il senso comune espone a rischi imprevedibili di smarrimento, così come ostinarsi a criticare il pensiero tecnocratico e iperliberista che trasversalmente vive negli schieramenti politici, di maggioranza e di opposizione.

Per questo motivo suggeriamo calma e sangue freddo ai rettori (Modica è un vostro parente, mai stato nostro amico) e invitiamo tutti a dare vita ad una campagna di responsabilità: porta anche tu una moneta al parlamento e al governo!

Finalmente studenti e precari che si assumono il peso della loro detestabile scelta di studiare o di fare ricerca e che pagano ciò che hanno furbescamente sottratto ai contribuenti!

Affinchè contribuenti e governo abbiano più soldi da dare a eserciti, polizie, guerre e armi.

Affinchè i fannulloni se ne vadano a casa. Affinchè nel paese ci si più guerra e meno cultura!

Ci sembra un modo ottimo di dare un contributo alla devastazione del paese che, con zelo e arroganza senza pari, il governo di centro-sinistra sta perseguendo con la Finanziaria e con le minacce di una “Fase 2” dove le lacrime non avranno più distinzione di classe.

Un euro per il governo, meno studenti, meno ricerca!

Un gesto di buona volontà!


A Roma inizieremo questa campagna con il sit-in promosso dai Cobas e dai lavoratori della scuola sotto il Senato.

Giovedì 7 dicembre ore 10.

 

Per non abbandonare alla solitudine il governo amico mentre distrugge l’università, la scuola, la ricerca!

Studenti e precari de La Sapienza

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