I posti in palio

Purtroppo tra finanziaria, first, emendamenti, plafond, percorsi ordinari e straordinari, ancora nessuno ha capito se, quando, come e soprattutto QUANTE assunzioni saranno fatte nei prossimi anni nell’università e nella ricerca italiane.

Ieri Mussi è andato a inaugurare l’anno accademico all’università di Siena e come sempre si è trovato davanti un precario, che ha fatto un intervento del tutto condivisibile.

Leggi l’articolo, pubblicato su Panorama il 30 novembre 2006:

Da Panorama del 30/11/2006

di  Massimo Tarantini
Fa parte della schiera di docenti a contratto. Insegna, si occupa di
esami e tesi. E guadagna una miseria. Ecco la sua accorata
testimonianza all’inaugurazione dell’anno accademico nell’ateneo di
Siena.

«Non sono intervenuto a titolo personale, ma come portavoce della Rete
dei ricercatori precari di Siena. Avevamo chiesto di poter intervenire
all’inaugurazione dell’anno accademico per evidenziare il nostro
problema, cioè le condizioni di lavoro e la mancanza di prospettive
per i giovani ricercatori non strutturati.

 

Con sorpresa, sono stato chiamato dalla segreteria del rettore Silvano

Focardi e mi è stato comunicato che, dopo la prolusione ufficiale,

avrei parlato anch’io. L’intervento è frutto di un lungo percorso di

sensibilizzazione, che ha già portato il rettore a istituire un tavolo di

confronto sul tema del ricorso ormai sistematico a figure precarie per

la didattica e la ricerca. Fra le tante iniziative, l’avvio di un’indagine

conoscitiva sul precariato nell’università (il questionario è compilabile

anche online sul sito: www.precariunisi.it)».
Questo intervento risulterà senz’altro stonato rispetto all’occasione.
Sono uno dei circa 60 mila ricercatori precari dell’università
italiana e per me, oggi, non c’è niente da festeggiare: si inaugura
soltanto un altro anno di precariato. Un percorso di mobilitazione,
portato avanti a livello sia nazionale sia locale, che sta restituendo
voce a una categoria che non ha alcuna rappresentanza e che per la sua
condizione instabile si trova oppressa dalla costante ricattabilità.
È dunque segno di apertura da parte del rettore professor Focardi
averci dato l’opportunità di intervenire in questa sede e avere
accolto la nostra richiesta di istituire un tavolo di confronto su
questi temi, che si riunirà la prima volta il prossimo 22 novembre. Ci
auguriamo che questo sia segno di una reale volontà di intervenire sul
problema nell’Università di Siena, utilizzando tutti gli strumenti di
cui si dispone nell’ambito dell’autonomia universitaria.
Necessario è orientare in tal senso le risorse disponibili, in
particolare il fondo di finanziamento ordinario e le risorse derivate
dai pensionamenti del personale docente, che negli ultimi anni sono
stati usati quasi solo per gli avanzamenti di carriera piuttosto che
per la creazione di nuovi posti.
I dati nazionali sono scandalosi: nel quinquennio 2000-2004 il numero
degli ordinari è aumentato di quasi il 50 per cento, a fronte di una
sostanziale stabilità del numero di ricercatori e di un aumento del 25
per cento, nel solo anno accademico 2001-2002, dei docenti a contratto
(40 mila nel 2003); in parallelo, autorevoli esponenti del mondo
universitario individuano nell’aumento dei posti di dottorato lo
strumento per incrementare la ricerca in Italia.
Anziché preoccuparsi di programmare un assorbimento sulla lunga durata
dei dottorandi e degli assegnisti, l’obiettivo è evidentemente quello
di disporre di «manodopera della ricerca» a basso costo e ricattabile.
Ecco che anche il dottorato, da momento di avviamento alla ricerca,
assume la forma di lavoro precario, soggetto agli stessi ricatti e
alle stesse incertezze degli altri lavori atipici.
Sarà per questo che a Siena, negli ultimi anni, i posti di dottorato
sono aumentati? La scelta è politica e non ha niente a che fare con la
carenza di risorse, per quanto queste manchino completamente nella
Finanziaria 2007, più attenta alle armi che al sapere (1 miliardo e
700 milioni per nuovi armamenti e, notizia di ieri, ulteriori tagli
alla ricerca).
Il ricorso a figure precarie per la ricerca e la didattica è dunque
divenuto un fatto sistematico nell’università italiana, di cui forse
non si ha piena percezione e per il quale non esistono dati ufficiali.
Ci auguriamo dunque che il rettorato dia seguito all’impegno preso di
elaborare e rendere pubblici i dati in materia e di istituire, sul
modello di quanto sta facendo l’Università di Pisa, un’anagrafe
costantemente aggiornabile dei precari della ricerca e della
didattica.
È giusto e utile che la stessa cosa venga fatta per tutto il mondo
precario che ruota attorno all’università, dai tecnici amministrativi
ai servizi esternalizzati. La prima richiesta per il signor ministro è
dunque questa, ed è una richiesta di tutta la Rete nazionale
ricercatori precari: che il ministero acquisisca e renda noti tutti i
dati disponibili e allo stesso tempo promuova su scala nazionale
l’istituzione di anagrafi dei ricercatori precari.
Sulla base dei dati da noi elaborati, nella sola Università «modello»
di Siena sono circa 2 mila i corsi tenuti da almeno 1.200 docenti a
contratto: persone cioè pagate 1.000, 2 mila euro all’anno, per
sostenere corsi universitari ed essere disponibili tutto l’anno per
esami, ricevimenti, tesi eccetera. Come si può pensare, signor
rettore, signor ministro, che l’università offra una buona didattica
quando più del 50 per cento dei corsi è tenuto in questa maniera?
È una situazione che gli stessi studenti, con i quali stiamo
condividendo questo percorso, avvertono come male profondo che inficia
la qualità della didattica. Evidentemente il precariato non stravolge
solo la vita dei singoli individui, in maniera talora drammatica, ma
mina anche le basi della ricerca e della formazione universitaria.
L’offerta formativa, come vi piace chiamarla con linguaggio
aziendalistico, impone, con le riforme Berlinguer-Moratti in perfetta
continuità fra loro, modi e tempi di studio finalizzati soltanto alla
trasmissione di nozioni, e inconciliabili con la formazione di saperi
critici.
L’università si è trasformata in una catena di montaggio che sforna
lavoratori capaci di adeguarsi alle esigenze di un mercato del lavoro
flessibile e precario. Per trasformare questo stato di cose, signor
ministro, bisogna abolire la Moratti, non attuarla. È una richiesta
del mondo studentesco e della Rete precari: una richiesta alla quale,
se davvero si vuole un confronto, si deve dare ascolto.
Oltre che la qualità della didattica, la precarietà mina anche le basi
della ricerca scientifica, della sua autonomia e capacità innovativa.
Precari non sono infatti soltanto i docenti a contratto. Precari sono
tutti gli assegnisti e i borsisti che non hanno alcuna garanzia di
continuare, anche in caso di eccellenza scientifica, perché i sistemi
di reclutamento (evitiamo per favore ipocrisie) sono basati
esclusivamente sulla cooptazione e perché non esiste alcuna seria
programmazione annuale per l’assunzione dei giovani ricercatori.
Siamo chiari: la situazione attuale è d’emergenza, ma noi non
chiediamo un provvedimento d’emergenza: chiediamo che per tutti coloro
che lavorano nell’università, ricoprendo ruoli di cui vi è evidente
necessità, siano aperte al più presto le procedure per un reclutamento
tramite concorso nazionale.
Su questi temi ci aspettiamo, fin da oggi, risposte chiare e puntuali.
Come scriveva Franco Fortini, che in questa università ha insegnato
per tanti anni: «Chi dice quasi tutta la verità è certo il peggior
nemico della verità. Chi parla solo dell’oggi non vuole che il domani
venga». Grazie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: