di Roberta Carlini, da L’Espresso:
Succede alla Sapienza di Roma. Dove un piccolo corso, gestito da amici ed alleati politici del discusso Luigi Frati, riceve le stesse borse di studio degli insegnamenti numericamente più importanti. E i docenti protestano
(16 luglio 2012)
Porte chiuse all’università, ma non per tutti. Mentre dei nuovi concorsi da ricercatore s’è persa traccia e i fondi per le borse di studio sono sempre meno, alla Sapienza di Romaci sono dottorati super-blindati, grazie a intrecci di carriere accademiche, politiche e studentesche che continuano a svolgersi con la benedizione dell’onnipresente rettore Luigi Frati.La pietra dello scandalo è stata gettata a giugno, quando è uscito il bando per i nuovi dottorati: 450 borse in tutta l’università, le prime distribuite secondo i nuovi criteri che hanno abolito i dottorati con meno di sei borse e imposto un numero minimo di 15 docenti in servizio per la loro supervisione.
Ma, a parte i criteri numerici, quale sostanza ha guidato le scelte della commissione che ha distribuito borse e dottorati? E’ quanto hanno chiesto tutti i docenti del Dipartimento di storia, culture e religioni che si sono visti assegnare, per un mega-gruppo di studi con 50 professori, sei borse in tutto. Altrettante ne ha avute un altro dottorato “cugino”, che si intitola alla Storia dell’Europa: pur senza nominarlo, la mozione degli storici e degli antropologi chiede al rettore trasparenza, con la pubblicazione degli atti relativi a tutti i dottorati. Il rettorato non risponde sulla richiesta specifica di pubblicità e trasparenza, ma fa sapere all’Espresso che sono stati rispettati gli stessi pesi numerici degli anni precedenti, anzi il Dipartimento che protesta ha avuto un incremento dei suoi posti.

All’INGV l’amministrazuione non voleva firmare l’accordo con le organizzazioni sindacali sulla proroga dei contratti a termine.
Ecco 

