Come racconta un articolo della Repubblica di ieri, l’università di Firenze si regge sul volontariato dei docenti a contratto. I dati ministeriali 2007, un’approssimazione per difetto, contavano ben 1500 docenti a contratto, e ora scoppia lo scandalo perché un numero sempre maggiore di essi lavora per uno stipendio pari a zero. La Facoltà di Architettura, per esempio, ha appena bandito 230 “contratti” di questo tipo. D’altra parte, il governo vuole i bilanci in ordine, e per far quadrare i conti non si va per il sottile. Se bisogna calpestare i diritti più elementari, poco importa.
E se serve violare la legge che impone un tetto ai contributi degli studenti, non fa niente: secondo il consuntivo ufficiale, le tasse degli studenti fiorentini, quest’anno, sono arrivate a 66 milioni di euro: anche senza considerare i circa 2 milioni di euro dei corsi di specializzazione, supera ampiamente il limite fissato dalla legge a 50 milioni (il 20% del finanziamento ordinario). Non sarà certo il ministro Gelmini a far rispettare i limiti, quando il bilancio è quello degli studenti.
Si deve dunque ai precari e agli studenti se l’ateneo fiorentino, notoriamente spendaccione, ha migliorato lo stato delle finanze nel 2008 con un disavanzo di “soli” 10 milioni di euro. Come dice il rettore Marinelli (foto) – che ha cambiato lo statuto per farsi eleggere una terza volta, è protagonista di Parentopoli ed è sotto inchiesta per lo scandalo del SUM – “l’ateneo esce dalla fase critica e può tornare a guardare senza affanno al futuro”. Tanto, l’affanno del presente lo pagano gli altri.