L’emendamento sul contratto a tempo determinato di cui fino a ieri non parlava nessuno, è balzato all’attenzione pubblica grazie ad un rapido tam-tam in rete. Le reazioni da parte dei principali protagonisti della politica e del sindacato sono però scoraggianti.
Il direttore generale della Confindustria Beretta, quello che campa vendendo pistole, ha detto: «Un pò di semplificazione e di minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione». Parole chiaramente pretestuose e rivelatorie, anche perché l’emendamento in questione introduce proprio nuove sanzioni (certo ridicole) per gli imprenditori. Evidentemente, le “sanzioni” decise dal governo Berlusconi sono trascurabili per gli industriali. Che dunque interpretano l’emendamento come un “via libera” ai contratti illegittimi. Come dargli torto?
Da parte dei sindacati le reazioni sono timide (“Norma iniqua” per la CGIL, “Grave incongruenza” per la CISL) e soprattutto evitano la domanda principale: perché hanno taciuto su questo finché la questione non è emersa sui media? Nel migliore dei casi si tratta di superficialità, nel peggiore di collusione. In entrambi i casi, il sindacato non ci fa una bellissima figura.
Ma è l’opposizione in Parlamento a fare la figura peggiore. Nessuna presa di posizione, finora. Eppure Veltroni, Di Pietro, Rutelli & Co. erano in aula e in commissione Bilancio, quando il provvedimento è stato approvato: per loro la scusa della superficialità non regge. Dunque, non rimane che la collusione.