dal manifesto del 29 agosto 2007
(segnalato da free lance)
Vale la pena affaticarsi sui libri e sui banchi di scuola per prendere parte a questa corsa a ostacoli, quando il premio di tutto è tanto misero, e al traguardo vi aspettano giudici che, palesemente, barano? I posti sono pochi e per «arrivare» bisogna se non inchinarsi, almeno rimpicciolirsi. Bisogna lusingare l’uno e abbandonare l’altro. Così va la storia di tutte le amministrazioni pubbliche passate, presenti e future
Jules Vallès (1871)
Erano le sette meno cinque, la Sorbona era circondata. Da rue Saint-Jacques e rue Victor-Cousin affluivano plotoni di scolaretti e liceali della capitale, scortati ai fianchi, guidati da sorveglianti scolastici con la barba nera o con basettoni rossi, sotto un sole rovente. Avevano l’aspetto meno stupido di quanto non l’avessero gli studenti della mia generazione. La loro età era compresa fra i quattordici e i diciotto anni, ed erano tutti là, in attesa che aprissero le porte e potessero finalmente tradurre in francese moderno un testo in greco antico o unire qualche emistichio tradizionale a un esametro latino, come si attacca una coda di carta al posteriore di un insetto. Mi è parso che non avessero alcuna fiducia, quelle giovani creature, e non credo fossero davvero convinte che le operazioni che si apprestavano a compiere potessero effettivamente metterli al sicuro dal diventare, da grandi, uomini inutili, anche nel caso in cui avessero strappato il primo premio. (continua…)