Le elezioni per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) rappresentano il cuore della democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, in Italia.
Tra l’altro, insieme al numero di tessere, il numero di voti conquistati da ciascun sindacato ne determina la rappresentatività, ovvero la possibilità di trattare con la controparte, il diritto ad avere permessi, convocare assemblee e scioperi.
Negli enti pubblici di ricerca e nelle università le RSU si sono svolte l’ultima volta a fine 2004. Potevano votare (ed essere votati) solo dipendenti “a tempo indeterminato”.
Nella ricerca pubblica, nel suo complesso, i precari sono circa 70mila, più o meno quanti gli “strutturati”. In alcuni enti sono molto più della metà del personale: come all’Isfol, dove più di 9 dipendenti su 10 hanno contratti atipici.
Allora, nel 2004, in alcuni luoghi, come l’Istat e l’Università Statale di Milano, si svolsero elezioni RSU parallele, in cui i precari hanno votato i loro rappresentanti.
Tre anni dopo, si cominciano a preparare le elezioni del 2007 (ma forse slitteranno al 2008?).
Usi/RdB ricerca ha chiesto di dare elettorato (attivo e passivo) ai precari. In vista anche di queste “future” stabilizzazioni, che senso ha tenere fuori dalle elezioni i lavoratori precari? Ricordiamo che in altri comparti (la scuola e l’Alta formazione musicale – AFAM) i precari già hanno votato per le ultime RSU.
Vedremo chi, come e quando si opporrà al principio base della democrazia: un uomo, un voto.
(continua…)